Anna Chiara Cimoli

Uno dei luoghi dove è conservata la grande eredità progettuale di Milano è il C.A.S.V.A., un istituto culturale del Comune di Milano nato nel 1999 dall’incontro tra la storica dell’arte Alessandra Mottola Molfino e l’architetta Zita Mosca Baldessari. Il C.A.S.V.A. conserva gli archivi di architetti, designer e grafici che hanno lavorato in ambito principalmente milanese e lombardo.

Quasi vent’anni dopo, Zita Mosca Baldessari ha creato un’altra istituzione dedicata al design del ‘900, la Fondazione C.A.S.V.A., pensata per la valorizzazione degli archivi conservati al Comune di Milano (fra cui quelli di Enzo Mari, Vittorio Gregotti, De Pas, D’Urbino, Lomazzi e tanti altri). Partendo dal fondo documentario prodotto da Luciano Baldessari, di cui è stata collaboratrice e infine moglie, il progetto di Zita si estende a tutti i fondi, secondo la generosità e l’entusiasmo che l’hanno sempre caratterizzata. Fra gli obiettivi della Fondazione c’è, per esempio, l’erogazione di una borsa di studio per giovani studiosi, aspetto che stava molto a cuore sia a Zita che a Luciano Baldessari.

Dopo una prima fase, in cui ci siamo concentrati su Baldessari (con la mostra presso lo Studio Lombard DCA, quella al Teatro Donizetti di Bergamo e alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia), ora la nostra intenzione è quella spostare l’attenzione sugli altri fondi.

Per esempio, vorremmo valorizzare i fondi delle progettiste, benché non numerosi, con una particolare attenzione alle art director del XX e XXI secolo, con l’intento di valorizzare il loro lavoro pionieristico.

In particolare, ci stiamo concentrando su Amneris Latis, che è stata art director e ha lavorato per la Rinascente nel momento in cui si andava configurando il profilo professionale dell’art director. A partire dal suo profilo ci piacerebbe lavorare anche in collaborazione con altre istituzioni.

Ci sta molto a cuore la valorizzazione di alcuni edifici di Baldessari che hanno bisogno di attenzione; in particolare, pensiamo alla chiesa di Santa Lucia a Caravate, in provincia di Varese, realizzato negli anni ’60 all’interno del complesso di Villa Letizia che accoglieva persone cieche. La piccola chiesa è accessibile tramite un percorso accompagnato da corrimano, variazioni luminose e i profumi delle diverse essenze del giardino. Attualmente gestita dall’Istituto dei Ciechi, la chiesetta rappresenta un’interessante riflessione sulla percezione, l’orientamento, l’intelligenza dello spazio.

Collaboriamo con diverse istituzioni, fra cui il Mart di Rovereto, che a breve intitolerà a Baldessari il proprio giardino. Nel 2024 realizzeremo una mostra sul “Giuliano” Di Riccardo Zandonai.

Inoltre, a breve (primavera 2024) verrà pubblicato Il tempo del Craja. Biografia di un caffè, il primo voltme della collana “Quaderni della Fondazione C.A.S.V.A.” che racconta il bar progettato nel 1930 da Baldessari con gli architetti Luigi Figini e Gino Pollini e gli artisti Fausto Melotti e Marcello Nizzoli. Il Craja è stato un caffè letterario interessantissimo, salotto dell’avanguardia in cui dove sono passati i più importanti intellettuali, direttori d’orchestra, scrittori, artisti dell’epoca fra le due guerre.

Certo le complessità non mancano. Siamo una Fondazione partecipata dal Comune, aspetto che rende la burocrazia molto pesante. Io sono diventata presidente alla morte dell’architetto Mosca, nel 2021; e ho nominato il vicepresidente, Paolo Baldessari. Nel cda, per statuto, siedono tre membri designati dal Comune: il direttore del C.A.S.V.A. (in questo momento Maria Fratelli) e due esperti nominati dal sindaco (dal 2023 Giampiero Bosoni e Gabriele Neri).

Siamo gestori di un bene immobiliare, l’appartamento di Zita Mosca Baldessari, lasciato alla Fondazione insieme a un patrimonio economico: la corretta gestione di questo fondo patrimoniale e gli investimenti finanziari richiedono grande impegno e una regolare verifica da parte delle figure deputate (commercialista e revisore dei conti). Ovviamente noi membri del CdA svolgiamo professioni a tempo pieno, per cui la questione del bilanciamento del tempo è rilevante; ci aiutano dei tircinanti dell’Università degli studi di Bergamo. La ricerca e la partecipazione a bandi non è una questione che si possa facilmente gestire nei ritagli di tempi, né delegare tanto facilmente: su questo aspetto speriamo di rafforzarci in futuro.

L’aspetto della progettazione culturale è meno problematico rispetto a quello del confronto con la burocrazia e della gestione patrimoniale.

Ma al di là di tutte le fatiche, quello che mi preme sottolineare è che siamo eredi dell’assoluta creatività, gioia, intelligenza profonda di Zita, è la nostra “militanza” serve a sostenere quello sguardo, quella consapevolezza del potere trasformativo della cultura, che ci pare sempre più rara e che non deve lasciarsi mortificare da nulla. Il motivo per cui lavoriamo con tanta passione è tenere alta la scheggia di vitalità culturale che abbiamo vissuto stando accanto a lei, così come ad altri progettisti meravigliosi (penso a Francesco Gnecchi Ruscone, altro architetto rappresentato al C.A.S.V.A. di cui ho avuto il privilegio di essere amica per tanti anni). Nei momenti di difficoltà penso a questo, a quel seme di progettualità e positività.

In questa chiave, mi auguro che crescerà il sostegno al nostro progetto, come è cresciuto in questi pochi anni grazie alla collaborazione e all’entusiasmo di molti amici e colleghi: c’è bisogno di rafforzare la struttura non tanto sulla progettazione, quanto sul piano organizzativo per andare avanti nel modo più fluido e sostenibile. Ma certo, le idee non mancheranno mai.


Anna Chiara Cimoli, storica dell’arte e museologa, è ricercatrice all’Università degli studi di Bergamo. Si occupa in particolare di museologia sociale, pratiche partecipative e colonialità. Dal 2020 è curatrice di MUBIG, il museo di comunità del quartiere milanese di Greco (con ABCittà e Pinacoteca di Brera). Presidente della Fondazione C.A.S.V.A., co-dirige la rivista di studi visivi 'Roots§Routes. Research on Visual Culture' ed è responsabile scientifica delle collane “Archi”. I quaderni della Fondazione C.A.S.V.A. e Museologia presente presso Nomos edizioni.