Ricostruzione morale
di Giuseppe Lazzati
Pubblicato in AES Arts+Economics 22 "Paesaggio"
Una constatazione malinconica e quotidiana è quella del massimo e universale disordine morale e sociale che ormai ha invaso ogni cosa, ogni attività dell’uomo, ogni idea, e contro cui i galantuomini, gli onesti, quelli che si sono mantenuti ancora tali in un periodo certo tra i più pericolosi per la rettitudine dell’animo, cercano di lottare con tutti i mezzi; e la lotta purtroppo, con svantaggio loro, tanto è ancora ingrata! Constatazione malinconica, tanto più quando per qualche tempo, dopo l’ormai storico aprile, ci si illuse che l’enorme cumulo di miserie morali e di errate interpretazioni della vita, frutto inevitabile della tirannia del fatale Ventennio e, particolarmente, degli ultimi anni tragici, di paura, potessero, nel nuovo respiro di libertà, di pace e di pensiero, dar luogo facilmente a un presto risorgere di idealità di bene e di sani propositi i quali, soprattutto per l’esperienza gravissima del passato, riconducessero la società, il popolo, su un piano immediato di vita migliore. Ma la guerra è passata, la guerra desdé perduta , e troppi ancora oggi non possono e non vogliono passare da questo dannato fiume …s’è perduta anche negli ultimi 20 mesi. Partigiani, Deportati, Prigionieri i prigionieri e gli avanzi di un esercito scomparso hanno fatto l’impossibile per attenuare non poco le condizioni d’armistizio - di recentissima pubblicazione - nel nostro povero Paese); tutte le conseguenti tristissime in ogni campo, morale, sociale, economico, intellettuale, lasciate a tutti quella falsa, materialista, vuota, coercitiva educazione del passato regime, nella quale siamo stati tanto, ignari e inconsapevoli, imbevuti specialmente noi giovani, cui la storia passata, opportunamente falsata ed addomesticata imbrogliava l’orizzonte, non potevano non trovare comuni tutte quelle conseguenza di cui la vita oggi è satura. Aggiungansi naturalmente i lutti, i dolori, le devastazioni, le distruzioni, la mancanza di lavoro, di mezzi, di risorse, la disoccupazione, le difficoltà sempre crescenti d'ogni sorta, il costo astronomico della vita e l'impotenza di fronteggiarlo, lo svilupparsi (…) e ormai accettato dal delittuoso fenomeno così detto della "borsa nera" e il (…) e l’eppidemia preoccupante del banditismo e del brigantaggio, tutto questo conseguenza, come già accaduto, dalla guerra perduta, non poteva certo (…) la vita, che di certo si prevedeva nel dopo guerra, dura e tremenda. E noi possiamo facilmente osservare oggi che di fronte alla latenza di disposizioni o contromisure che vengano incontro (…) disgrazia (…), un malcontento più o meno compreso si sta diffondendo in tutti, malcontento che i nostri giornalisti cercano di spiegare, primo fra tutti l'equilibrato Mario Bona del "Corriere d'Informazione", malcontento che è giunto giù a tanto da gettare l'allarme e da far dire apertamente al Ministro De Gasperi, se non erro, nel discorso di domenica 4 Novembre, che un’eventuale guerra civile segnerebbe il caos e la distruzione totale del nostro sventurato Paese. Eppure vien fatto di pensare che tutti questi mali messi insieme dovessero far riflettere un po' di più tanta gente e risospingerla decisamente come serietà di vita e di propositi, a una sia pur lenta graduale, ma sicura ricostruzione materiale, quindi alla serenità e sempre al benessere, almeno alla tranquillità. Invece tutti borbottano, tutti si lamentano, tutti pretendono, e appena possono non lavorano ma quale è il loro contributo doveroso e necessario a questa benedetta, faticosa "ricostruzione"? Divertimenti d'ogni genere, feste, scampagnate ridicole, veglie danzanti organizzate con i pretesti più innocenti e ingenui, sfruttando persino la sofferenza degli Internati, e una pornografia sempre più invadente e ributtante che fa, mi si perdoni la parola, schifo. E i soldi per tutto questo? I soldi si rubano... la ragione è che la ricostruzione materiale, esige prima quella morale, altrimenti si lavora a vuoto, o meglio, non si lavora affatto, non ci si sogna neppure di lavorare. Ciò non è propriamente d'oggi, ma come grande prova di una concezione pagana della vita che, a poco a poco, da anni, ha invaso la società e non la nostra soltanto. Già il grande papa regnante, nel radiomessaggio natalizio del 1941, ha detto: "Povero popolo!". Soggiungendo nel radiomessaggio del 1942: “(vedi poscritto)."Oggi è indispensabile e urgente questa ricostruzione morale, dell'individuo, quindi della famiglia e della società. Occorre riportare in ogni individuo la realtà ideale del suo fine ultimo, ridargli la coscienza della sua personalità, questa personalità tante volte più proclamata da Pio XII, ridargli il senso della vita cristiana, rieducarlo all'imperio della legge morale, alla serietà della vita, alla responsabilità dei suoi doveri di fronte a Dio e di fronte alla società; riportarlo a un senso di disciplina e di ordine in tutte la comune, fargli capire il dovere del lavoro, la necessità di vivere con accordo, con pace, con la serena comprensione dello sforzo titanico e della volontà dura necessaria per avviarsi a un avvenire migliore. Ferruccio Parri, in uno dei suoi primi discorsi s’è ispirato alla serenità dell'ideale evangelico. Francesco Sforza, nel suo discorso inaugurale alla Consulta, ha ricordato che l'avvenire di Italia è tutto nei principi della sua civiltà cristiana. Ritornare a Cristo, in una parola, ed alla sua Chiesa. Solo così sarà possibile una ricostruzione anche di vita che sia veramente tale. E su tutto splende, motivo (…) e incoraggiante, conforto e fulgida certezza di un punto giusto ed eterno, il messaggio di Gesù nel suo meraviglioso "Discorso della Montagna". G.
“Capita un giorno in cui deciso di mettere ordine tra dei vecchi libri di filosofia che ho ereditato da uno zio. In realtà, da lui, prima ancora di ereditare tanti libri, mi è arrivata la passione per la lettura, e quindi per i libri. Non solo, mi ha passato anche una certa predisposizione per l'ascolto della musica classica: ero bambino ma mi avvicinavo a lui mentre l'ascoltava e ne ottenevo delle semplici ma profonde spiegazioni. Aveva tribolato nella vita. Dopo la Laurea in Lettere all'Università Cattolica, con Giuseppe Lazzati, era partito per il servizio militare. Ma succede che l'8 settembre del 1943 viene arrestato dai tedeschi a Chiusa Isarco e viene spedito in prigionia prima a Berlino, poi a Stablak ed infine a Deblin Irena, in Polonia. Mentre entra nella baracca di questa ultima meta, scorge una persona di spalle che si sta radendo la barba con strumenti di fortuna. Si gira e due sguardi si incontrano. Era Lazzati, che in dialetto milanese gli dice "ue, sei qui anche tu??", ma glielo dice in milanese " ue' te se chi anca ti ??" . Stima reciproca, amicizia, condizione di dura prigionia, fame, freddo. Il tempo della prigionia passa cercando in ogni momento buono, di parlare di come ricostruire l'Italia, una volta finita la follia della guerra, una volta tornati a casa. Nel frattempo, loro come tanti, non cedono alle lusinghe di un'adesione alla Repubblica di Salò, che gli avrebbe permesso di rientrare in Italia. Una solida dirittura morale, glielo impedisce. Ad un certo punto, la guerra finisce e tornano a casa. Lazzati diventa Membro dell'Assemblea Costituente, si impegna in politica e diventa Deputato e più tardi anche Rettore dell'Università Cattolica. Mio zio, Pietro Ferranti, diventa Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Varese e Docente alla Scuola Europea di Ispra. A proposito di questo mi diceva come la sua coscienza europeista si fosse formata nei momenti in cui l'Europa, l'aveva vista distrutta ed in fiamme. In tutto ciò, la parola chiave è Ricostruzione.
Torno ai vecchi libri che stavo riordinando. Da uno di questi esce un foglio, finemente scritto a mano, non privo di ripensamenti e di correzioni. La carta è lucida, ingiallita. Leggo il titolo: Ricostruzione morale. Mi si drizzano le antenne. Inizio a leggerlo e riconosco concetti del Lazzati. Trovo riferimenti al Papa Pio XII, a Parri, a Sforza, alla Consulta. Non ci sono date ma capisco che siamo nel 1946. In fondo, una lettera: G. G come Giuseppe.
Una perizia calligrafica non c’è ancora ma sento che questo scritto sia davvero attribuibile a Giuseppe Lazzati, uno dei padri della nostra bella Costituzione, quella che qualcuno ha definito ‘la più bella del mondo’. Colpisce l’attualità di molti di questi pensieri. Buona lettura.” (Vittorio Peretto)
Giuseppe Lazzati è stato uno storico e politico italiano, docente di letteratura cristiana antica e a lungo rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
