di Franco Broccardi, Marco Enrico Giacomelli, Arianna Testino

Pubblicato in AES Arts+Economics 21 "Quitting"

Quitting è un rave culturale che prende spunto dal presente per riunire menti e parole attorno alle urgenze della contemporaneità. Ogni momento d’incontro si ispira a un tema, approfondito da scambi, dialoghi, discussioni, interventi sonori, azioni performative. La pubblicazione di un almanacco cartaceo restituisce i contenuti dell’evento, fornendo spunti per il successivo. Quitting è una casa con molte stanze e il suo perimetro si modifica in base ai linguaggi e ai pensieri che la abitano.

Perchè

Per capire il presente in cui viviamo dobbiamo mobilitare lo sguardo: in avanti e all’indietro, da un lato e dall’altro, in superficie e in profondità. Per spezzare le catene degli stereotipi vanno immaginati nuovi punti di vista. Quitting vuole essere uno dei luoghi di questi esperimenti trasversali e il nome rispecchia il suo desiderio: uscire dai ranghi. Ogni rave sonda territori diversi, levando l’ancora dai porti sicuri e inoltrandosi in viaggi privi di destinazione prestabilita. Quitting interviene e arricchisce il dibattito contemporaneo, ma senza preconcetti. Può farlo grazie a voci e punti di osservazione inaspettati, che solleticano il senso critico e la consapevolezza. Dalle arti visive alla filosofia, dalla musica al cinema, dalla moda alla politica, gli invitati alla festa sono tanti e tutti hanno qualcosa da dire, incoraggiando i partecipanti a fare altrettanto.

Chi

Quitting parla con molte voci. È orizzontale, perché accoglie gli appassionati di cultura nel senso più ampio possibile. È verticale, perché ogni festa si rivolge alla comunità immersa nel tema preso in esame. Quitting non ha età o preclusioni: coinvolge le persone, qualunque sia la loro collocazione anagrafica, geografica, sociale, religiosa o di genere. L’unico requisito indispensabile è la curiosità. E la partecipazione. Perché il pubblico di Quitting è un attore centrale nello sviluppo del progetto: si parte con una festa, con un almanacco cartaceo che ne raccoglie i contenuti, ci si farà conoscere attraverso un sito web e un account Instagram, ma come ampliare e sviluppare questi canali lo decideremo insieme. Una serie di podcast? Un canale Twich? Un account TikTok? Una newsletter?

Cosa

Ogni festa organizzata da Quitting affronta un tema che emerge dall’attualità e che avrà un’influenza decisiva sul nostro futuro. A partecipare sono esperti di diversi settori, invitati di volta in volta per la loro competenza e visionarietà. Obiettivo: stimolare un dibattito che prosegua oltre la cornice dell’evento e sopravviva al suo carattere effimero. Siamo partiti con il fenomeno da cui prendiamo il nome e proseguiremo nel solco di argomenti che chiamano in causa la sociologia, l’urbanistica, la letteratura, la scienza. Oltrepassando ancora una volta i confini tra le discipline e tenendo gli occhi puntati sull’oggi. La forma che assumeranno questi confronti sarà ibrida e inaudita: dialogheremo ballando, leggeremo performando, progetteremo mangiando. Ogni mezzo di comunicazione ed espressione troverà di volta in volta la propria collocazione, senza gerarchie prestabilite e senza pregiudizi: la carta insieme al web, i social network con le tavole rotonde, il cibo con la musica, le performance insieme ai drink.

I primi passi

Anche la casa cartacea di Quitting è ideata con un perimetro variabile e in questa prima occasione è accolta da AES Arts+Economics, la rivista prodotta dallo Studio Lombard DCA di Milano. Uno sguardo aperto sul presente e un approccio libero e trasversale nei confronti degli argomenti trattati sono il punto di contatto fra AES e Quitting e un’ottima base di partenza per il lancio di un progetto editoriale “nomade”, che potrebbe conquistare, in futuro, una piena autonomia.

Chi siamo

Quitting nasce da un’idea collettiva, fondante e plurale con tre anime diverse e complementari:

·      Franco Broccardi, esperto in economia della cultura e della sostenibilità, arts management e gestione e organizzazione aziendale, consulente, membro di cda e revisore di musei, teatri, gallerie d’arte, fondazioni, festival e associazioni culturali. Si occupa di consulenza e formazione per fondazioni bancarie, istituzioni pubbliche e private in materia in materia di terzo settore, gestione e organizzazione di istituzioni culturali e di mercato dell’arte. Co-fondatore e partner dello studio Lombard DCA di Milano e fondatore e curatore della rivista ÆS Arts+Economics. Professore a contratto in Economia del patrimonio culturale presso l’Università degli Studi di Bergamo. Tra le altre cariche è presidente della commissione di Economia della Cultura presso la Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti, consulente per le politiche fiscali di Federculture, membro del gruppo di lavoro Bilancio sociale di ICOM Italia – International Council of Museums.

·      Dottore di ricerca in Estetica e giornalista professionista, Marco Enrico Giacomelli ha studiato filosofia alle università di Torino, Bologna e Paris 8. Dall'inizio del XXI secolo ai primi mesi del 2023 è stato direttore responsabile e vicedirettore editoriale prima di Exibart.onpaper e poi di Artribune Magazine. Insegna alla NABA di Milano, allo IED di Torino, all'Accademia di Belle Arti di Verona e ha insegnato all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Ha scritto decine di articoli di taglio giornalistico e accademico, nonché un libro su Documenta 13 (Ma dove sono le opere d'arte?, Castelvecchi, 2023), uno su Mike Kelley (Di tutto un pop, Johan and Levi, 2014) e uno su René Daumal (Un filosofo tra Patafisica e Surrealismo, Bulzoni, 2011). Ha tradotto testi di Gilles Deleuze, Marc Augé, Nicolas Bourriaud e Boris Groys, nonché pubblicato un'edizione critica del diario scritto da Achille Compagnoni in occasione della prima ascesa del K2 (Marsilio, 2014, con una esposizione al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano). Le ultime mostre d'arte che ha curato sono state: Don Yuan di Gianni Colosimo e Luisa Bruni (Riccardo Costantini Contemporary, Torino 2023); L'elefante nella stanza di Carlo Galfione (Il Fondaco, Bra 2024); A passo lento di Cristina Saimandi (Palazzo Comunale e Cappella Marchionale, Revello 2025). Dirige l'Instagram magazine Art Cluster Zine ed è cofondatore dell'agenzia di comunicazione Art Cluster. Insieme a Olga Gambari cura l'evento annuale Metal Soundz. Su Il Giornale dell'Arte cura la pagina di estetica e collabora con le riviste Antinomie, Grafica Magazine e Machina.

·      Arianna Testino si è formata tra Bologna e Venezia, laureandosi al DAMS in Storia dell’arte medievale-moderna e specializzandosi allo IUAV nel settore dell’arte contemporanea. Giornalista pubblicista, è stata caporedattrice per Artribune, dove ha lavorato per quasi un decennio. Svolge docenze nell’ambito della scrittura per il web ed è consulente nel campo editoriale. Attualmente cura i contenuti di C’è vita su MArte, il magazine digitale di Marsilio Arte, e coordina le uscite di C plus C, magazine online creato nell’ambito della School for Curatorial Studies Venice. Scrive su Art e Dossier, nella versione digitale e cartacea, e per svariate riviste di settore. Nel 2012 ha pubblicato il saggio Michelangelo Pistoletto. L’unione di vita, parole e opera (Damocle Edizioni), nel 2016 Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle (con Marco Enrico Giacomelli) sulla rivista Ligeia, dossiers sur l’Art, nel 2023 il saggio Gli artisti che smettono (Castelvecchi Editore) ed Empatizzare con i luoghi. Iosif Brodskij, J.M.W. Turner, John Ruskin e Venezia (Balthazar, V. 6 N. 1).

Thanks to...

Ogni progetto corale dovrebbe e potrebbe dedicare intere pagine ai ringraziamenti. A partire da chi si è confrontato con noi sin dagli albori di Quitting, con spunti, proposte, critiche, suggerimenti, partecipazione. Ringraziamo naturalmente chi ha accettato l’invito al primo incontro pubblico, a chi questo invito non ha potuto accettarlo ma ha manifestato interesse, a chi si è speso in queste pagine. A Susanna Ravelli, al Centro Itard e alla Casa degli Artisti per la loro ospitalità. A Lara Facco per averci supportato nella comunicazione. Allo Studio Lombard DCA e alla rivista AES per averci accolto. E alle tantissime persone che si sono manifestate nelle maniere più disparate, testimoniando la loro presenza e soprattutto il loro desiderio di essere parte di questa avventura.