12-14 aprile 2019 -

In occasione della Milano Design Week 2019 lo studio Lombard DCA in collaborazione con AMY D Arte Spazio Milano presenta OBJET CACHE’, evento dell’artista Marco De Santi.
La sua pratica artistica include la scultura, l'installazione, il disegno , il site specific e riguarda gli stati precari dell' impermanenza della materia indagata attraverso processi sperimentativi. Le sue sculture-objet e installazioni site specific spesso presentano allo spettatore un parallelismo tra micro e macro riflettendo su sistemi sociali e processi di interconnessione. Il progetto espositivo si pone come contributo immateriale per far rigermogliare la materia ceduta, con tutte le forze sensibili.
Il materiale d’elezione è la maceria lavorata dalle mani dell’artista, che come un esperto artigiano plasma la materia in oggetti di design contemporaneo. Con la serie “reietti”, l’objet si libera dalla dittatura della forma-funzione, svincolando il prodotto dal contesto architettonico.

Francesca Balena Arista in Equilibrio Disequilibrante ha scritto: "Marco De Santi dà forma a incerti accumuli di povere cose come se stesse componendo fiori in un prezioso ikebana giapponese [….] Le sue opere hanno il dono di farci riflettere sulle problematiche del contemporaneo senza fare troppo rumore […]"

L’ecclettismo dell’artista è sempre una sorpresa che non disdegna la sperimentazione su materiali innovativi come le bioplastiche (ricavate da scarti di umido dell’I.I.T di Ge), progetto di collaborazione con la galleria di ricerca Amy d arte spazio, siglato dalla realizzazione della serie ESSERE INCERTO 2019.

Ai nostri giorni le possibilità tecniche ed anche la ricerca di rappresentazione attraverso l’estetica hanno moltiplicato di fatto la produzione di oggetti; essi vivono spesso di propria filosofia progettuale e percorrono strade indipendenti dalle ricerche degli architetti , a volte forse per la loro natura “mobile” e leggera, anticipandole.

Essi, tuttavia, segnalano la propria qualità, la propria forza comunicativa, come in un’esperienza dada, all’interno di un'architettura “forte”: non è più un problema di coerenza stilistica o di stilemi ma questi oggetti assumono significati cangianti secondo il contesto in cui sono inseriti.

Per Andrea Branzi, il grande impegno personale, al presente, è riflettere e operare per portare all’interno della cultura progettuale, del design, un “segno del turbamento”. Lo smascheramento della “bella forma”, per le altre discipline quali arte, musica e letteratura, è già avvenuto nel corso del secolo scorso, quando, immergendosi nella realtà storica, si sono fortemente rinnovate. Proprio il design, che riveste un nuovo importante ruolo nell’economia globalizzata di gestione e rifunzionalizzazione urbana, deve superare se stesso.