di Anna Cerri

Pubblicato in AES Arts+Economics 23 "Incontri e persone"

Partiamo da una premessa necessaria: ridere è una cosa seria. Lo dico con cognizione di causa e con ironia perché la prima volta che mi sono imbattuta nello yoga della risata la mia reazione istintiva è stata quella di andarmene. Succede spesso. Vedere da fuori una sessione già avviata, che sia online o in presenza, che sia in uno spazio pubblico ad un evento o in un centro culturale, produce un effetto di straniamento che è difficile da descrivere. Le persone ridono senza motivo apparente. Si guardano negli occhi e ridono. Si muovono, respirano, emettono suoni. Se non hai scelto di essere lì, se ci sei capitato per caso, la cosa più naturale del mondo è decidere che quella cosa non fa per te. Non in questo momento storico, non con tutto quello che c'è da affrontare, non tu che sei una persona seria con una vita seria e problemi seri.

Poi succede qualcosa.

L'incontro con Lara Lucaccioni[1], prima online e poi di persona, è stato uno di quegli incontri che ti arricchiscono la vita. Lara ha una grandissima capacità di individuare il potenziale che c'è nelle persone, di individuare la loro predisposizione alla trasmissione della pratica ed è molto generosa nel condividere la sua conoscenza e la sua esperienza. 

Nel suo libro Ridi Ama Vivi[2] c'è una ricca sezione dedicata allo yoga della risata ed è leggendolo che ho pensato che forse stavo facendo un errore di valutazione. Che ridere per scelta, come disciplina di consapevolezza per il corpo e la relazioni, potesse essere esattamente quello fin lì non avevo voluto considerare: una cosa seria.

E così ho provato.

La curiosità di verificare se quello che avevo letto corrispondesse a qualcosa di reale. Volevo sperimentare in prima persona. Ed è così, lo dicono in molti e lo confermo, che si arriva a questa pratica. Per curiosità, per un incontro fortuito, perché si cerca qualcosa che faccia bene al corpo e si desidera trovare persone che cerchino le stesse cose. Non necessariamente le stesse risposte. Semmai le stesse domande.

Cosa succede in una sessione

Una sessione di yoga della risata ha una struttura. Non è un happening improvvisato, non è terapia di gruppo mascherata e non è nemmeno una lezione di fitness più allegra. È una sequenza di esercizi guidati che si appoggiano sulla respirazione, sul contatto visivo e sulla dimensione collettiva, include il gioco, può essere arricchita dall’utilizzo della musica, del ballo, del gibberish[3]. Alcuni passaggi sono fondamentali, specialmente quando il gruppo è composto da persone che non si conoscono, cosa che accade molto spesso. Arrivano in coppia, in piccoli gruppetti, o da soli e la maggior parte sono estranei tra loro.

Chiedere a degli estranei di ridere insieme anche quando non viene da ridere perché, ad esempio, si è in un momento non particolarmente buono, è la cosa più assurda che possa capitarti. Però ti viene spiegato che puoi fare finta. Che puoi abbozzare un sorriso. Che sei libero di fare come ti senti e che comunque, in qualche modo, il tuo corpo ti guiderà.

Ridere per scelta è una pratica corporea prima che emotiva. Inizi stimolato dagli esercizi e, a un certo punto, ti rendi conto che qualcosa sta succedendo dentro e fuori, con te stesso e con gli altri. Si crea la connessione. Stai ridendo con un estraneo. State giocando come si faceva da bambini e come non capita quasi mai di fare da adulti. E alla fine dell'ora ti trovi a ridere e scherzare con persone che sessanta minuti prima erano perfetti sconosciuti. Un filo sottile vi unisce. Non so dire esattamente di cosa sia fatto quel filo, ma è reale.

Un episodio che racconto spesso è capitato durante una sessione dimostrativa con i vicini di casa invitati a provare la pratica. Stavo tirando per le lunghe la parte teorica (capita quando si vuole spiegare con le parole il valore dello YDR che però è una pratica che si comprende meglio a sperimentarla più che a dirla) quando mi sono resa conto che uno dei partecipanti non parlava bene l’italiano. E così ho dato il via all’attività e ho proposto di parlare in gibberish. Una magia nel senso proprio del termine. Il partecipante straniero si è lanciato in una conversazione fluente, con entusiasmo autentico e un divertimento assoluto. Abbiamo comunicato con quello che è un vero linguaggio universale, la Risata, e da quel giorno, quando ci incontriamo, mi viene incontro a braccia aperte e avviamo la nostra fantastica conversazione in gibberish. Non servono parole comuni. Serve la disponibilità a incontrarsi.

Dalla teoria alla pratica

Lo yoga della risata nasce da una curiosità che chiunque, a pensarci, può riconoscere come propria: come mai i bambini ridono con una frequenza e una libertà che negli adulti scompaiono quasi del tutto? E cosa succederebbe se quella risata così spontanea e gratuita, venisse reintrodotta per scelta nella vita di un adulto?

È questa la domanda che nel 1995 porta Madan Kataria[4], un medico di Mumbai, a decidere di sperimentare in prima persona. Kataria stava raccogliendo materiale per un articolo sulla rivista medica Laughter – The Best Medicine e si trovò immerso in una letteratura scientifica che dagli anni Sessanta documentava con precisione crescente i benefici della risata su mente, corpo e sfera emotiva. Tra i testi che lo colpirono di più c'era quello di Norman Cousins[5], un giornalista americano che raccontava come una malattia rara e debilitante come la spondilite anchilosante veniva affrontata anche attraverso sessioni sistematiche di risata con effetti misurabili sulla soglia del dolore e sulla qualità del sonno[6]. Anche altri studi come quelli di Lee S. Berk alla Loma Linda University[7] hanno confermato le basi biochimiche di quello che Cousins aveva vissuto: ridere riduce il cortisolo, abbassa la pressione arteriosa, stimola il sistema immunitario. 

Anche Patch Adams, il medico americano reso famoso dal film con Robin William[8], era convinto che curare una persona significhi occuparsi di molto più della sola malattia e che l'umorismo, il gioco, la relazione umana siano parte integrante della terapia.

Kataria sentì il bisogno di passare dalla teoria alla pratica. Scese in un parco pubblico con sua moglie Madhuri e tre amici e avviò il primo club della risata, inizialmente facendo uso dell’umorismo. Il gruppo crebbe in fretta ma fu chiaro da subito un problema: nel tempo le barzellette si esauriscono, a volte risultano inopportune e tenere viva la pratica sull'umorismo divenne così insostenibile.

È a questo punto che Kataria torna a studiare e si imbatte in un libro della serie Prevention Health Care Series dove viene riportata una cosa apparentemente semplice ma, una volta capita, difficile da ignorare: il corpo non distingue tra risata autentica e risata simulata volontariamente. I benefici fisiologici si attivano in entrambi i casi. Non servono barzellette. Serve il corpo, serve il gruppo, serve la disponibilità a iniziare anche senza averne voglia.

Da quella svolta lo yoga della risata si struttura e integra esercizi di respirazione pranayamica[9], movimento, gioco, contatto visivo, dimensione collettiva.

La risata smette così di essere il risultato di qualcosa di divertente e diventa essa stessa una pratica oggi utilizzata in centoventi paesi, in migliaia di club, da milioni di persone.

Il punto che trovo più convincente non è la promessa generica di stare meglio ma l'idea che la risata condivisa sia qualcosa di strutturalmente diverso dalla risata solitaria. Che abbia bisogno degli altri per diventare autentica. E che il gruppo non sia il contesto dell'esperienza ma la sua condizione di possibilità. Kataria lo aveva capito da subito. Il suo esperimento non era medico nel senso tradizionale ma era comunitario. I club della risata non sono ambulatori ma luoghi di incontro.

La Risata, la scienza e gli studi

Negli ultimi trent'anni la ricerca sugli effetti della risata sul corpo e sulle relazioni ha prodotto grandi risultati. Ridendo, il corpo riduce i livelli di cortisolo, il principale marcatore fisiologico dello stress. Aumenta l'ossigenazione. Stimola la produzione di endorfine. Favorisce un abbassamento misurabile della pressione arteriosa. Le ricerche di Lee Berk lo documentano con solidità. Sul fronte della soglia del dolore, Robin Dunbar ha mostrato che la risata condivisa la innalza significativamente, in modo analogo all'effetto degli oppioidi endogeni[10].

Ma è l’aspetto sociale della ricerca di Dunbar quello che trovo ancor più interessante e utile per capire cosa succede in una sessione di yoga della risata. Dunbar sostiene che la risata condivisa è uno dei meccanismi primari attraverso cui gli esseri umani costruiscono legami sociali allo stesso modo del grooming, la cura reciproca del pelo nei primati. Non è una metafora, è un'ipotesi evolutiva fondata su dati comportamentali. Ridiamo insieme perché siamo una specie che ha bisogno degli altri per sopravvivere e la risata è uno dei linguaggi più antichi che abbiamo per segnalare appartenenza, fiducia, vicinanza.

La risata ha così un suo ruolo fondamentale nella coesione sociale che a sua volta è un pilastro fondamentale per la longevità tanto quanto l'alimentazione e il movimento, come si evince anche dagli studi effettuati sulle Blue Zone del mondo[11]

A livello neurochimico, la risata condivisa stimola il rilascio di ossitocina, il neuropeptide associato alla fiducia e al senso di appartenenza. Significativamente, questo effetto si produce nella risata con gli altri e non in quella solitaria. Il corpo tiene il conto di chi c'è nella stanza e quando c'è qualcuno con cui ridere risponde in modo diverso.

C'è poi il tema della sincronizzazione. Quando un gruppo ride insieme, si attivano meccanismi di rispecchiamento emotivo che avvengono al di sotto della soglia della scelta consapevole. I neuroni specchio fanno il loro lavoro: il corpo dell'altro entra nel mio sistema nervoso e il mio entra nel suo. Non è coordinazione volontaria, è sincronizzazione. Per questo la risata è contagiosa e per questo una sessione di yoga della risata funziona anche quando nessuno all’inizio ha voglia di ridere.

Lo Yoga della Risata come connettore

Con Cristina[12] ci conosciamo da quando eravamo compagne di scuola alle medie, ci siamo perse di vista come spesso succede e, circa venticinque anni fa le nostre strade si sono incrociate nuovamente e da allora il nostro legame è cresciuto, più di un’amicizia una sorellanza.

Cristina a seguito di un incidente stradale, ha riportato una lesione al midollo spinale che ha compromesso parzialmente la funzionalità del diaframma. Oltre alla paralisi che coinvolge tutti e quattro gli arti e il torso. Da lì la sua difficoltà a praticare la risata (Cristina è una persona che ride spesso ma sostenere la risata come esercizio è altra cosa e per lei questo non era possibile). 

Un intervento di Marco Squarzoni, massofisioterapista, Teacher e Ambassador della pratica al Congresso di Yoga della Risata del 2024 parlava del lavoro one to one, di situazioni in cui la sessione collettiva non è praticabile e sia necessario trovare un'altra strada. Durante una pausa pranzo l'ho avvicinato e gli ho raccontato di Cristina. Marco ha ascoltato, ha fatto domande, ha preso sul serio la cosa. Dopo aver conosciuto Cristina online ha avuto l'intuizione di coinvolgere altre due colleghe: Anika Elisabetta Luceri, coach umanistica ed esperta del lavoro con la voce trasformativa e Gloria Soldà, chinesiologa.

Ne è nato un percorso che abbiamo chiamato Respiri Vincenti dove ogni professionista ha portato la propria competenza costruendo insieme un programma su misura e in cui Cristina si è applicata con grande determinazione. Io in qualità di sua trainer l'ho accompagnata ogni giorno nei suoi esercizi di respirazione e risata. Una risata che all'inizio durava pochi secondi si è pian piano prolungata fino a oltre cinque minuti e più.         

E i benefici sono stati molteplici[13].

Quello che questa storia mi ha insegnato sulla pratica non lo avrei imparato in nessun manuale. La risata come connettore non è una metafora: è esattamente quello che è successo. Un incontro fortuito a un congresso, la disponibilità di ascoltare, la collaborazione tra persone con competenze diverse e complementari, la determinazione di chi pratica. Il gruppo, ancora una volta, come condizione di possibilità. Non il contesto. La condizione.

Milano che Ride

Durante il congresso di Yoga Della Risata 2025 Tiziana Piacentini[14] ha avuto l’idea di riunire in un gruppo whatsapp i trainer di Milano e dintorni per cominciare a conoscersi, incontrarsi e comprendere chi era attivo con club nella città di Milano e iniziare delle collaborazioni. Una mappatura della realtà di questa attività in città.

Non ne avevamo parlato insieme ma il suo pensiero e il suo desiderio esprimevano perfettamente un mio sentire e immediatamente ho aderito alla proposta dandole la disponibilità a collaborare per creare qualcosa insieme. In breve, ci siamo scoperte complementari e in accordo, con una visione del tutto simile e un desiderio di divulgare la pratica in modo serio, con un progetto sociale. È così che Milano Che Ride, ideato nel novembre 2025, è nato ufficialmente a fine gennaio 2026 con l’obiettivo di diffondere la pratica di YDR nella città di Milano, nei vari municipi, in realtà diverse e far conoscere e sperimentare a più persone i suoi benefici, la leggerezza e il senso di connessione che caratterizzano le sessioni.

La particolarità del progetto sta nella collaborazione tra trainer certificati dalla Laughter Yoga University che si alternano nella conduzione delle sessioni nelle varie sedi, la bellezza è l’entusiasmo con cui professionisti qualificati e diversi fra loro hanno iniziato questo percorso con gioia di condividere, curiosità, entusiasmo, voglia di costruire.

La struttura di ogni sessione mantiene alcuni passaggi fondamentali comuni, ma ciascun trainer porta le proprie specializzazioni e competenze, rendendo ogni incontro diverso dal precedente.

Ad oggi, in soli sei mesi, Milano Che Ride è attivo in una Biblioteca Comunale, settimanalmente, in Cascina Cuccagna con un appuntamento mensile (che diventerà un doppio appuntamento dall’autunno), ha presentato la pratica nel centro sportivo PlayMore. Ha già collaborato con Mare Culturale Urbano e ha organizzato la giornata mondiale della Risata a maggio nel parco di Monza con la partecipazione di centotredici entusiasti partecipanti. 

Alle sessioni partecipano professionisti, pensionati, giovani adulti. È un’attività aperta a tutti, inclusiva, che non richiede esperienza, forma fisica, estroversione o particolare disponibilità emotiva ma solo la volontà di partecipare con curiosità e di sperimentare. 

Quel che colpisce, parlando con chi partecipa da tempo, non è la pratica in sé ma quello che accade intorno alla pratica: le conversazioni che nascono dopo la sessione, le relazioni che si costruiscono nel tempo, la sensazione di familiarità che nasce nel gruppo, il senso di un luogo in cui non è necessario spiegare chi si è prima di essere accolti. In una grande città come Milano, dove gli incontri sono quasi sempre mediati da un ruolo professionale, da un obiettivo condiviso o da un'appartenenza di categoria, avere un luogo che non chiede nessuna di queste cose è raro e insolito.

Concludendo

“Una Pratica Semplice Con Il Potere Di Cambiare Il Mondo.” Così è descritta sul sito del fondatore Madan Kataria.

Lo yoga della risata non è solo un'attività - è un'ancora di salvezza per la salute, la felicità e l'armonia. Immagina una pratica così semplice ma profonda da trascendere le barriere dell'età, della lingua e della cultura. Questo è il potere dello Yoga della Risata: riunire le persone in un momento condiviso di pura gioia, creando legami che durano più della sessione stessa.”[15]


Anna Cerri è Teacher Ambassador Laughter Yoga, membro dell’Istituto Italiano di Yoga della Risata, Imprenditrice, dal 2020 approfondisce la Scienza della Felicità e la coerenza cardiaca HeartMath® ed è Ambassador di Vivi365 (l’ecosistema di Happines for future per coltivare il benessere ogni giorno). Ha studiato canto con in maestro Jose Mascolo e con Cristina Mascolo e canto improvvisazione con Costanza Sansoni. Conduce sessioni in contesti pubblici e privati a Milano, dintorni e in Liguria. È fondatrice con Tiziana Piacentini del progetto Milano che Ride.


[1] Lara Lucaccioni Master Trainer di Yoga della Risata, una delle figure di riferimento più solide che questa pratica abbia in Italia e una delle più attive a livello internazionale. Fondatrice e Direttrice dell’Istituto Italiano di Yoga della Risata con Matteo Ficara, Master Trainer e Ambasciatore di Yoga della Risata, Filosofo, Scrittore, Chief Happiness Officer. L’Istituto Italiano di Yoga della Risata https://yogadellarisataitalia.it/istituto/ forma la generazione evoluta di professionisti di Yoga della Risata, Leader (conduttori) e Teacher (formatori), si occupa della divulgazione e di ricerca scientifica. Diffonde la pratica  in tutte le sue applicazioni, con particolare attenzione ad organizzazioni (aziende, scuole, centri medici e sanitari, centri sportivi, associazioni) e persone (singoli, gruppi e famiglie attraverso i Club della Risata). Lucaccioni è la prima trainer italiana certificata HeartMath® per la coerenza cardiaca, esperta di pratiche di benessere e people care. www.laralucaccioni.com

[2] Lara Lucaccioni, Ridi Ama Vivi. Scegli di essere felice con lo yoga della risata e la coerenza cardiaca, BUR Rizzoli, Milano 2020.

[3] È un linguaggio che comunica attraverso suoni simili a parole, utilizzando soprattutto paraverbale (tono della voce e volume) e non verbale (linguaggio del corpo, gesti, prossemica). Un linguaggio inventato, fatto di suoni e intonazioni che escludono la parte razionale e liberano l'espressione emotiva diretta.

https://www.laralucaccioni.com/argomenti/yoga-della-risata/da-risata-spintanea-a-risata-spontanea-i-segreti-per-una-sessione-di-yoga-della-risata-di-successo-parte-seconda/

[4]Madan Kataria è medico di famiglia indiano. Nel marzo 1995, mentre preparava un articolo per la sua rivista sanitaria My Doctor, avviò con sua moglie Madhuri (in un parco pubblico di Mumbai il primo club della risata con cinque persone. Il movimento è oggi presente in oltre 120 paesi. Ha pubblicato, tra l’altro, Laughter Yoga. Daily Practices for Health and Happiness, Yellow Kite, 2021.

[5] Norman Cousins, Anatomy of an Illness as Perceived by the Patient, Norton, 1979.

[6] Cousins descrisse come dieci minuti di risata profonda gli garantissero fino a due ore di sonno senza dolore, effetto che nessun analgesico era riuscito a produrre. Documentò questi risultati nell’articolo “Anatomy of an Illness (As Perceived by the Patient)”, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 1976, poi ampliato nel volume omonimo del 1979.

[7] Lee S. Berk è un ricercatore medico pionieristico che studia gli effetti neuroendocrini e immunitari delle emozioni positive. È professore associato di promozione della salute e istruzione, School of Public Health, e professore associato di ricerca di patologia e anatomia umana, School of Medicine, entrambi alla Loma Linda University di Loma Linda, California, conduce ricerche sulla risata dalla fine degli anni ‘80. Insieme a Stanley Tan, ha per primo documentato che la risata riduce i livelli di cortisolo e adrenalina, stimola la produzione di anticorpi e l’attività delle cellule NK (natural killer). Tra i lavori di riferimento: Berk L., Tan S.A., Fry W.F. et al., “Neuroendocrine and Stress Hormone Changes During Mirthful Laughter”, The American Journal of the Medical Sciences, 298(6), 1989, pp. 390–396.

[8] Hunter Doherty “Patch” Adams (Washington, 1945), medico statunitense, fondatore nel 1971 del Gesundheit! Institute, comunità sanitaria non-profit in West Virginia basata sull’integrazione tra medicina tradizionale, umorismo, gioco e relazione umana. È considerato l’ideatore della clownterapia. Il film Patch Adams (Universal Pictures, 1998), con Robin Williams nel ruolo principale, ha portato la sua figura all’attenzione internazionale.

[9] “Letteralmente, pranayama significa “controllo (yama) del prana”. Ma cos’è il prana che viene controllato? La cosa si fa interessante, perchè la parola sanscrita prana ha tre significati importanti: 1. Respiro: la realtà fisica del prana 2. Energia; la realtà energetica del prana 3. Vita: la realtà del prana come coscienza.” Jayadev Jaerschky Respira che ti passa, Ananda Edizioni, 2023. Nello yoga della risata viene integrato per regolare l’ossigenazione, calmare il sistema nervoso e amplificare gli effetti della risata sul corpo.

[10] Dunbar, R. I. M., et al. (2012). Social laughter is correlated with an elevated pain threshold. Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences.

[11] Le Blue Zone sono cinque aree geografiche — Sardegna (Italia), Okinawa (Giappone), Nicoya (Costa Rica), Ikaria (Grecia) e Loma Linda (California) — identificate dal ricercatore ed esploratore Dan Buettner in collaborazione con il National Geographic e il National Institute on Aging. In queste zone la percentuale di centenari è significativamente superiore alla media mondiale. Tra i fattori comuni emergono forti legami sociali, dieta prevalentemente vegetale, movimento quotidiano e senso di appartenenza comunitaria. Cfr. Dan Buettner, The Blue Zones. Lessons for Living Longer from the People Who’ve Lived the Longest, National Geographic Society, Washington D.C. 2008.

[12] Cantante, attrice, insegnate di canto e vocal coach

https://www.scuoladimusicacluster.it/insegnanti/cristina-mascolo.html

[13] Anika Elisabetta Luceri - Propositiva attiva https://www.propositivaattiva.it/yoga-della-risata-e-tetraplegia-un-percorso-di-coaching-per-il-respiro-la-risata-e-il-benessere

[14] Tiziana Piacentini, Teacher Ambassador Laughter Yoga, membro dell’Istituto Italiano di Yoga della Risata, Consulente risorse umane, Sport coach, insegnante di Danza Classica e Hatha Yoga, ha dato impulso alla creazione di Milano che Ride nel novembre 2025 riunendo i trainer certificati dell’area metropolitana in un progetto condiviso di diffusione della pratica.

[15] https://www.laughteryoga.org/