di Isabella Villafranca Soissons

Pubblicato in ÆS Arts+Economics n°6, Ottobre 2019

Da ottobre 2014, grazie alla collaborazione tra Open Care - Servizi per l’arte in via Piranesi 10 a Milano e Factum Foundation Madrid, è attivo il Lucida Lab Milan; parliamo di un laboratorio di alta tecnologia digitale - situato appunto negli spazi del Dipartimento di Conservazione e Restauro di Open Care - dotato dell’innovativo scanner 3D ad alta risoluzione Lucida.

Lo scanner 3D Lucida e la sua applicazione ai fini della conservazione

Lucida, sviluppato dall’artista e ingegnere Manuel Franquelo, consente la digitalizzazione non invasiva della superficie di opere d’arte (dipinti, bassorilievi e tessuti) con una qualità di acquisizione e restituzione dati mai raggiunta in precedenza.
In particolare, Lucida è il più avanzato sistema in grado di indagare la superficie materica e la texture delle opere mentre i più diffusi scanner si focalizzano sulla forma e sui volumi. Le caratteristiche tecniche di Lucida si sono dimostrate più avanzate rispetto alle strumentazioni già in uso anche per l’acquisizione di informazioni su superfici che presentano aree molto scure, lucide e riflettenti.
Risultano immediatamente evidenti i molteplici campi applicativi di questo nuovo dispositivo di indagine e registrazione dati. Per quanto riguarda lo studio approfondito di un’opera, esso consente di indagare la componente materica in ogni singolo dettaglio costitutivo, con palesi vantaggi per le attività di supporto per la verifica dell’autenticità, per il monitoraggio dello stato di conservazione e per il rilevamento delle condizioni della stessa prima, durante e dopo una movimentazione o un restauro. Di non secondaria importanza è la possibilità di creare un archivio digitale in cui i dati 3D prodotti da Lucida, completati dalle comuni indagini diagnostiche già in uso – riflettografia a infrarossi, radiografia, fotografie a colori – contribuiscono a costituire una «carta d’identità» dell’opera d’arte ancora più completa. I dati generati da Lucida sono restituibili in diversi formati facilmente leggibili e condivisibili ai fini di studio e comunicazione.

La prima edizione del Bando Lucida

Nel novembre 2015 Open Care e Factum Foundation hanno lanciato il Bando Lucida, un concorso finalizzato alla realizzazione di un progetto di analisi e conservazione di un’opera d’arte tramite l’utilizzo di tecnologie 3D.
Il bando si proponeva di restituire un’opera di riconosciuto valore artistico alla fruizione pubblica, sostenendo un intervento integrato di analisi e restauro conservativo tramite l’ausilio dello scanner 3D Lucida di nuova generazione.
La selezione dell’ente vincitore è stata effettuata da un comitato scientifico composto da Giorgio Bonsanti (già Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure e Ordinario di Storia e Tecnica del Restauro all’Università di Torino e Firenze), Francesco M. Cataluccio (scrittore e saggista, presidente di Frigoriferi Milanesi) e da Serena Romano (professore Ordinario di Storia dell’Arte Medievale all’Università di Losanna).
Il comitato ha decretato vincitore l’Angelo Annunciante di proprietà della Società di Incoraggiamento allo Studio del Disegno e di Conservazione delle Opere d’Arte in Valsesia - Pinacoteca di Varallo, con lo scopo di dirimere i dubbi attributivi e restituire alla fruizione collettiva una meravigliosa opera cinquecentesca dalle intriganti vicende conservative.

Il restauro dell’Angelo Annunciante di Gaudenzio Ferrari

Il dipinto, trasportato nei laboratori del Dipartimento di Conservazione e Restauro di Open Care a Milano, è stato dapprima oggetto di un’accurata scansione totale in 3D con il laser Lucida.
Dall’attenta analisi dell’opera sono subito apparse molteplici problematiche: lo stato conservativo del supporto ligneo altamente deteriorato da infestazioni di vario genere e sollecitato da un sistema di traverse inadeguato cosi come una pellicola pittorica soggiacente non rilevata in precedenza.
L’opera, una tempera grassa su tavola, era stata sottoposta negli anni a diversi e stratificati interventi di restauro che avevano interessato il supporto ligneo ma, soprattutto, in modo eterogeneo gli strati decorativi.
Gli strati pittorici avevano subito dei consolidamenti eseguiti in modo assai sommario con evidenti stuccature e relativi ritocchi pittorici; inoltre, nelle zone in corrispondenza delle fessurazioni e nelle aree circostanti, vi erano estesi sollevamenti che interessavano sia gli strati preparatori sia la pellicola pittorica.
Lo strato protettivo di vernice, ormai ossidata, era molto spesso e non omogeneo, cosi che vi erano evidenti colature e gocce di resina. L’analisi condotta mediante sorgente luminosa ultravioletta, oltre a confermare quanto precedentemente descritto, aveva consentito di rilevare e mappare differenti tipi di vernici con relativi ritocchi pittorici.
La prima pulitura, realizzata con solvente, ha consentito di rimuovere lo strato di vernice superficiale; questo livello di asportazione ha restituito brillantezza alla superficie cromatica, consentendo una migliore lettura di alcune parti compositive: le ali, il volto e soprattutto lo sfondo realizzato come un finto marmo (un marmo serpentino, che l’artista aveva sfumato utilizzato i polpastrelli ed il palmo della mano, come si evinceva dalle impronte digitali presenti).
Una volta rimossa la spessa coltre di vernice eterogenea, sono emersi i reintegri pittorici più recenti e riconducibili all’ultimo intervento di restauro (localizzati in corrispondenza delle fessurazioni del legno, dei nodi, nella zona superiore dell’ala e sul pavimento). Gli articolati panneggi della veste bianca, risultavano sensibilmente interrotti e mistificati da una estesa serie di stuccature e da arbitrarie e grossolane ridipinture.
Quando sono stati tolti gli strati di resina che occultavano la composizione, sono risultate evidenti una serie di piccole lacune sparse sull’intera superficie, attraverso le quali si intravvedevano campiture di colori soggiacenti, in alcuni casi di tinte completamente diverse.
Attraverso una osservazione condotta con sorgente luminosa ultravioletta, alcuni particolari quali il volto, gli arti e il manto rosso, risultavano praticamente privi di fluorescenza, (fenomeno tipico delle tempere) a differenza di altre campiture dalla fluorescenza intensa, caratteristica dei colori ad olio.
Era chiaro che esisteva una composizione soggiacente che le indagini svolte non avevano individuato in quanto perfettamente allineata con quella a vista.
Sono state testate molteplici metodologie di pulitura che, tuttavia, non riuscivano ad essere «selettive» nei confronti delle ridipinture molto lontane nel tempo e rischiavano di compromettere lo strato pittorico originale. La rimozione degli strati pittorici non originali è stata possibile esclusivamente procedendo a bisturi e lavorando a microscopio, molto lentamente, ma in assoluta sicurezza; dalla rimozione degli articolati e rigidi panneggi grigi, sono emerse morbidissime pieghe dalle sfumature rosate. Parimenti è accaduto per il manto verde, il giglio, il paesaggio e il pavimento; quest’ultimo è risultato essere a losanghe alternate di un meraviglioso color verde brillante, intervallato ad un verde talmente scuro da sembrare nero. I bellissimi sfondi in marmo serpentino, dalle marezzature verdi sfumate dall’artista con i polpastrelli, erano ridipinti di nero cupo.

L’esito del restauro e la nuova edizione del Bando Lucida

A fronte di questo complesso lavoro di restauro, molto più laborioso di quanto previsto in origine, gli storici dell’arte - Dott. Massimiliano Caldera, Responsabile del Patrimonio Storico-Artistico della Soprintendenza preposta alla Tutela del Bene (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli) e la Dottoressa Carla Falcone, Direttore e Conservatore della Pinacoteca di Varallo - hanno escluso che L’Angelo Annunciante sia una copia ottocentesca di un perduto originale gaudenziano. L’opera è stata dunque esposta nella importante mostra Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari (23 Marzo 2018 - 16 Settembre 2018) a Varallo Sesia (Pinacoteca e Sacro Monte), Vercelli (L’Arca) e Novara (Broletto); attribuita a Gaudenzio Ferrari in persona, con la collaborazione della Bottega.
Quest’anno, Open Care e Factum Foundation hanno lanciato una nuova edizione del Bando, con il supporto di Euromobiliare Advisory SIM, volta ad individuare un’altra opera di interesse storico artistico e bisognosa di restauro e ripetendo, quindi, l’importante esperienza della prima edizione. La giuria sarà nuovamente presieduta dal Professor Giorgio Bonsanti, e composta da Fernando Mazzocca, già docente presso l’Università degli Studi di Milano e dall’esperto olandese di dipinti antichi Roeland Kollewijn, membro RICS - Royal Institution of Chartered Surveyors.
Nella recente intervista al Giornale dell’Arte il prof. Bonsanti ha affermato: «Come nella prima edizione cercheremo di scegliere un’opera problematica: per l’Angelo Annunciante di Gaudenzio Ferrari, dei Musei di Varallo, girava infatti voce che si trattasse di una sorta di falso ottocentesco. L’indagine si è rivelata perciò particolarmente utile, perché il nostro esame ha fugato ogni dubbio sul fatto che si tratti di opera autografa»1

Isabella Villafranca Soissons è Direttore Dipartimento Conservazione e Restauro, Open Care – Servizi per l’Arte, Milano.

Note

(1) “Il Giornale dell’Arte”, Giugno 2019, articolo e intervista di Ada Masoero.