Nell'estate 2026 sono numerosissimi i festival e gli eventi musicali in tutto il mondo interrotti o cancellati a causa di fenomeni climatici estremi, dal gran caldo alle grandinate violente. Il clima sta diventando una variabile strutturale dell'economia degli eventi dal vivo. Ha affrontato il tema su Fanpage.it Franco Broccardi, economista della cultura e partner Studio Lombard DCA.

Il cambiamento climatico mette in pericolo non solo gli spettatori, ma anche chi ci lavora e tutto un settore della cultura. La struttura economica di questi eventi sta subendo degli stravolgimenti, che vanno a colpire, soprattutto, le manifestazioni indipendenti. Le forme culturali e organizzative reggono fino a un punto di rottura, poi crollano improvvisamente. Il pericolo si muove più veloce della nostra capacità di adattamento, e il vero rischio è che un modello ritenuto solo scomodo diventi da un giorno all'altro impraticabile. Di fronte alla crisi, la reazione è rattoppare (aggiungere pezzi, correggere difetti) senza mettere in discussione la forma stessa, che è diventata inadeguata.

Ogni estate richiede più eccezioni per apparire normale. Il cambiamento climatico non mette in discussione solo le infrastrutture, ma le pratiche culturali che le hanno rese possibili, e il concerto all'aperto mostra cosa accade quando l'ambiente cambia più rapidamente della nostra capacità di immaginare forme nuove.