Accogliere è un'azione collettiva
di Antonina Albanese, Viola Macchi Cassia
Pubblicato in AES Arts+Economics 23 "Incontri e persone"
Da dieci anni, Refugees Welcome Italia lavora perché le comunità locali possano partecipare in modo diretto all’accoglienza delle persone in percorsi di migrazione, richiedenti e titolari di protezione internazionale, attivandosi in prima persona per la rimozione degli ostacoli all’autodeterminazione, all’autonomia e alla partecipazione paritaria di queste persone. Nel fare ciò, l’associazione promuove e sostiene la creazione di relazioni e legami sociali per contrastare le diseguaglianze relazionali e alimentare il reciproco senso di appartenenza, valorizzando il protagonismo sociale e il contributo di ognuno come risorsa per l’intera collettività. Refugees Welcome Italia si impegna anche perché i sistemi istituzionali rispondano in modo più adeguato e meno violento ai bisogni di chi chiede asilo nel nostro paese, promuovendo il diritto alla mobilità e contrastando ogni forma di discriminazione.
L’associazione nasce in risposta alla chiamata delle organizzazioni della società civile tedesca durante la cosiddetta ‘crisi dei rifugiati’ conseguente ai movimenti di persone in cerca di un rifugio dopo le primavere arabe e le successive guerre civili in Libia e in Siria. La chiamata si basava su un’idea di fondo semplice: coinvolgere direttamente le persone e le comunità che abitano i territori che, prima spontaneamente e poi con un coordinamento nazionale, decidono di mettere a disposizione spazi all’interno delle proprie abitazioni, realizzando quella che oggi si chiama ‘accoglienza diffusa’. Ciò che inizialmente poteva sembrare un modello di accoglienza ‘in famiglia’ in senso tradizionale, nella pratica di Refugees Welcome Italia si è da subito rivelato ben più articolato: stanze in coabitazione, spazi lasciati liberi dai figli e figlie che studiano fuorisede, abitazioni condivise con persone single e anziani. In presenza di alcuni prerequisiti di base che l’associazione ha negli anni definito attraverso Linee Guida che hanno permesso di modellizzare questa forma di accoglienza diffusa, chi vuole accogliere può farlo perché ciò che fa la differenza è la relazione che si costruisce.
Oggi l’azione di Refugees Welcome Italia si realizza principalmente su due linee, distinte ma complementari, che coinvolgono persone rifugiate e richiedenti asilo maggiorenni e neomaggiorenni: l’accoglienza abitativa e il mentoring.
Come detto, la prima prevede che le persone che abitano un territorio mettano a disposizione uno spazio nella propria abitazione per una persona rifugiata o in attesa di protezione partecipando di un processo altamente strutturato. Chi vuole accogliere viene intervistato e profilato, così come la persona che cerca ospitalità; da questo deriva l’abbinamento valutato come più adatto e la firma di un ‘patto di ospitalità’, che consente di dare avvio alla convivenza sulla base di un progetto condiviso che include l’affiancamento da parte di un attivista facilitatore della convivenza e di follow-up periodici da parte dello staff. L'obiettivo non è solo garantire una sistemazione abitativa, ma offrire alla persona rifugiata uno spazio di vita condiviso nel quale conoscere da vicino cultura e lingua della comunità accogliente e sperimentarsi nel percorso verso il raggiungimento dell'indipendenza economica, lavorativa e abitativa.
Dal 2019 questa attività è stata realizzata anche con il supporto di UNICEF, a conferma del riconoscimento che il modello ha progressivamente acquisito. L'accoglienza abitativa ha conosciuto una fase di forte espansione in occasione dell’invasione russa dell’Ucraina, che ha generato flussi massicci di persone in fuga. Questo ha generato una forte reazione emotiva nell'opinione pubblica italiana, che ha portato ad una straordinaria ondata di disponibilità all'accoglienza da parte di famiglie italiane e ucraine già residenti in Italia. In quel contesto emergenziale, Refugees Welcome Italia è stata attivamente coinvolta dalle istituzioni che hanno riconosciuto nella rete costruita dall’associazione sui territori uno strumento collaudato e capillare. A Milano, la Protezione Civile ha così strutturato un piano di coordinamento degli interventi di accoglienza diffusa a cui Refugees Welcome Italia ha partecipato come partner ufficiale. Benché estemporanea, questa esperienza ha mostrato il valore, l’efficacia e la sostenibilità del modello dell'accoglienza dal basso come strumento per il sistema di accoglienza ed integrazione del nostro Paese.
Il mentoring funziona secondo gli stessi principi ed è finalizzato a costruire reti di supporto informali che possano affiancarsi ai percorsi di accoglienza istituzionali, che spesso sono eccessivamente burocratici e manchevoli di una dimensione sociale e relazionale che è invece fondamentale per la riuscita del percorso verso l’inclusione sociale e l’indipendenza per le persone rifugiate. Questa attività nasce con un focus sui giovani migranti neomaggiorenni arrivati in Italia da soli come minori, in partnership con UNICEF, e nel 2022 si è estesa all'accompagnamento di persone rifugiate adulte, grazie alla partnership con UNHCR Italia e altri partner nazionali. Il mentoring consiste nella creazione di una relazione tra una persona rifugiata e una persona che abita abitualmente il territorio, il mentore, che si candida per affiancarla ed accompagnarla per un periodo di tempo definito nel percorso verso il raggiungimento degli obiettivi concordati in un documento sottoscritto al momento dell’abbinamento. Come nel caso dell’accoglienza abitativa, tutti gli attori coinvolti accedono ad una breve formazione che fornisce loro conoscenze di base e strumenti per facilitare la costruzione della relazione, e ad incontri periodici di aggiornamento e supporto reciproco con gli altri mentori attivi nella comunità.
Negli anni, questa dimensione relazionale si è evoluta includendo anche una dimensione collettiva, nella quale più persone rifugiate e più mentori strutturano insieme percorsi di presenza sul territorio e di solidarietà reciproca. Un esempio recente viene dal Gruppo Territoriale di Roma, che ha sviluppato laboratori basati sull'educazione non formale e sul lavoro di comunità, andando oltre il sostegno individuale e trasformando le relazioni di mentoring e di convivenza in spazi di elaborazione collettiva e di sviluppo dell'autonomia delle persone coinvolte, con un'attenzione esplicita alle dinamiche di potere che possono svilupparsi in ogni relazione di aiuto, consolidando dipendenze anziché costruire autonomia.
Grazie all’esperienza maturata nell’ultimo decennio, per entrambe queste linee d’azione Refugees Welcome Italia ha sviluppato e reso disponibili Linee Guida metodologiche messe a punto anche sotto l’egida di organismi sovranazionali come UNICEF e UNHCR, integrate da policy di salvaguardia, codice di condotta e strumenti di monitoraggio e valutazione. Questo patrimonio metodologico, costruito in un decennio di pratica, è oggi un riferimento riconoscibile nel panorama italiano dell'accoglienza.
L'accoglienza abitativa e il mentoring sono le due attività centrali e più strutturate, ma non esauriscono il perimetro d’azione dell'associazione. La comunità di Refugees Welcome Italia è articolata ed estremamente accessibile. Intorno a queste relazioni si muove una rete più ampia di attiviste e attivisti che contribuiscono affiancando le coppie già abbinate, organizzando iniziative di raccolta fondi e momenti di socializzazione, offrendo competenze specifiche come l'insegnamento dell'italiano o il supporto digitale. È questa rete che dà corpo e continuità all'azione territoriale dell’associazione, che oggi è presente in undici città italiane (Ancona, Bari, Bologna, Milano, Novara, Padova, Palermo, Pavia, Ravenna, Roma, Torino) attraverso Gruppi Territoriali che coordinano circa 400 attiviste e attivisti, dei quali poco più della metà sono anche soci. Nell'ultimo anno sono state attivate più di 300 relazioni tra persone rifugiate e persone che abitano questi territori.
Ogni gruppo coltiva la propria rete locale con movimenti, associazioni ed enti del terzo settore attivi sul territorio, lavorando anche in raccordo con le istituzioni. Per esempio, in alcune città come Padova, Ravenna e Roma, Refugees Welcome Italia ha collaborato con i Comuni alla costruzione degli Albi delle Famiglie Accoglienti, registri che permettono alle amministrazioni di identificare, formare e coinvolgere in modo strutturato le famiglie volontarie disponibili all'accoglienza. Si tratta di un esempio significativo di come una pratica nata dalla società civile e poi modellizzata attraverso linee guida condivise possa sedimentarsi in strumenti istituzionali stabili. A Milano, invece, Refugees Welcome Italia siede insieme ad altre associazioni al tavolo di co-progettazione del Sistema cittadino di accoglienza e integrazione dei richiedenti e titolari di protezione internazionale, con delega specifica all’area abitare, contribuendo direttamente alla definizione delle politiche locali per l’accoglienza. Sempre a Milano, l’associazione partecipa in partenariato con altre due associazioni ad un progetto finanziato dallo Stato a valere sulle risorse europee vincolate del FAMI - Fondo Asilo Migrazione e Integrazione - che vede il Comune di Milano come capofila per potenziare i percorsi di accompagnamento all’autonomia abitativa dei beneficiari di protezione internazionale e dei minori stranieri non accompagnati che hanno raggiunto la maggiore età in uscita dal SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) cittadino.
Il radicamento sul territorio e la pratica quotidiana si combinano all’interno dell’associazione con un impegno di più ampio respiro a livello nazionale ed europeo. Le Linee Guida prodotte, che traducono l’esperienza maturata in un decennio di attivazione delle comunità in strumenti metodologici condivisi, non sono solo strumenti operativi ma strumenti per informare le politiche pubbliche, ossia un tentativo di modellizzare un approccio all’accoglienza diffusa che sia trasferibile, replicabile e riconoscibile dalle istituzioni. Refugees Welcome Italia è anche un soggetto attivo di advocacy: in Italia siede al Tavolo nazionale Asilo e Immigrazione e partecipa al Forum per cambiare l’Ordine delle Cose e al movimento contro i CPR - Centri di Permanenza per il Rimpatrio; a livello europeo è parte di ECRE – European Council for Refugees and Exiles, la principale rete europea di organizzazioni per la tutela dei diritti dei rifugiati. Questi tavoli sono il luogo in cui l'associazione porta la voce delle comunità territoriali nel dibattito sulle politiche di accoglienza e integrazione, contribuendo a una revisione dei modelli istituzionali a partire da ciò che ha dimostrato di funzionare nella pratica.
Refugees Welcome Italia, quindi, partecipa al lavoro di policy-making e policy-change che è necessario per il miglioramento delle condizioni di vita in Italia delle persone in percorsi di migrazione e rifugiate. Per sistematizzare l’esperienza accumulata nei territori e produrre conoscenza che possa informare il dibattito pubblico e le scelte politiche ha istituito un Comitato Scientifico, che analizza le pratiche associative attraverso lenti teoriche aggiornate, costruendo un ponte tra terzo settore e accademia. A questo si affianca la produzione di materiali divulgativi che possano contribuire al racconto e alla conoscenza di queste pratiche presso il pubblico, alla loro diffusione e all’attivazione di componenti sempre nuove della società.
Con questi stessi obiettivi l’associazione accoglie tirocinanti e stagisti dai principali atenei italiani, offrendo loro la possibilità di entrare in contatto diretto con le pratiche di inclusione dal basso che solo recentemente iniziano a trovare spazio nei percorsi accademici. Il tirocinio fornisce allo studente un'occasione di apprendimento situato dentro i territori, le relazioni e i processi reali ed è uno dei canali attraverso cui l'associazione collabora con le Università e raggiunge i giovani in formazione.
L’esperienza di Refugees Welcome Italia esemplifica molti dei processi che hanno caratterizzato la risposta della società civile al fenomeno migratorio nell’ultimo decennio. Essa mostra che l’accoglienza funziona quando si costruisce a partire dalle relazioni tra le persone sui territori, non solo dalle procedure. Il modello dell’attivazione cittadina insieme alle pratiche di mentoring, di convivenza e di accoglienza abitativa, se progettate e supportate in modo sistematico, possono arrivare dove le soluzioni istituzionali non arrivano. Non solo garantendo percorsi concreti verso l'indipendenza economica e abitativa, ma favorendo il pieno protagonismo delle persone rifugiate: la possibilità, cioè, di essere soggetti attivi nella definizione dei propri percorsi di vita e di partecipare realmente alla vita sociale, economica e culturale dei territori in cui vivono.
Restano però sfide importanti: garantire la sostenibilità economica dei gruppi territoriali - che non può dipendere solo da finanziamenti legati a bandi e progetti, per definizione discontinui, ma ha bisogno del supporto concreto della società civile - preservare l’autonomia delle persone accolte evitando che l’istituzionalizzazione progressiva ne snaturi lo spirito, e rafforzare il raccordo tra pratiche locali e cambiamento delle politiche pubbliche. Per affrontarle è necessario continuare a investire in formazione, ricerca e advocacy, estendendo le reti di collaborazione tra organizzazioni, in particolare quelle nelle quali sono attive persone con background migratorio, scuole, università e istituzioni locali.
Se vogliamo che l’accoglienza ‘funzioni’ davvero, occorre mantenere vivo il doppio impegno: curare le relazioni quotidiane che permettono alle persone di (ri)costruire vite autonome, e partecipare attivamente alla trasformazione delle politiche che regolano la mobilità umana. Refugees Welcome Italia li ha assunti entrambi, lavorando quotidianamente sui territori per un’accoglienza più giusta e partecipata in tutto il paese.
Antonina Albanese e Viola Macchi Cassia sono Consiglio Direttivo e Comitato Scientifico, Refugees Welcome Italia
