1.22

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E come ogni Natale Natale arriva, giusto poco prima di un anno nuovo nuovo.
Di solito ci facciamo gli auguri e speriamo la pace nel mondo o almeno salud, dinero y felicidad.
Ma ogni anno sembra sempre più complicato trovare le parole giuste che non suonino false e scontate come un saldo per cessata attività. Ogni anno, soprattutto in questi ultimi anni, da augurarsi c’è tutto e tutto il suo contrario.
Abbiamo imparato, o meglio: avremmo dovuto imparare, che non sarà la bellezza a salvarci ma che ciò che davvero dobbiamo augurarci è di scoprire il valore delle relazioni, dello scambio, del dialogo. Tra persone, che finiscano in A, in O, con un * o con la ə. Tra generazioni, con la capacità per chi ha la nostra età di saper ancora parlare ai ragazzi, di assecondare i loro sogni e le loro passioni. Di lavorare con loro e per chi dà loro credito e speranza.
E quindi? Quindi la speranza e gli auguri li affidiamo a una delle cose più piccole e belle viste quest’anno, una poesia fatta arte e che proprio tutto questo dice*.
E se poi non c’è Natale senza musica allora eccola: un gruppo di vecchietti senza tatuaggi ma con una voce figlia di una partigiana italiana che ai ragazzi (e non pochi) sanno parlare. E ci sono pure le lucine rosse, più natalizio di così?

(Quest’anno poi, con gli auguri presentiamo la nostra nuova newsletter che trovate cliccando sull’immagine, che sarà una sorta di mensile in cui raccontare lo studio quando ci sarà qualcosa da raccontare, ricordare le cose principali della nostra professione prodotte nel mese, continuare a mantenere un contatto. Qualcosa che speriamo utile ma non solo).

* L’immagine ritrae un’opera di Sabrina Mezzaqui con una poesia di Elisa Biagini. Era in mostra nella sede di Roma di Galleria Continua

 

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