Pasqua e vestiti

Pasqua e vestiti

È molto probabile che quello che abbiamo deciso di fare Umberto Eco lo avrebbe insegnato nella sua Facoltà di Irrilevanza Comparata. Quello che non sappiamo se la materia prescelta sarebbe stata la semaforica del trivio e quadrivio, insegnata nel dipartimento di Bizantinica o la Poziosezione ossia l’arte di tagliare il brodo.

Rimane il fatto che dopo dieci anni ci siamo rifatti il look. Un po’ per vanità, un po’ perché ci piace così. Ma anche perché il tempo passa e ci piace l’idea di rimanere contemporanei anche se il prossimo anno lo studio compirà 20 anni e noi parecchi di più.

Quando abbiamo pensato di rinnovare forme e colori di virus, quarantene, picchi e pandemie non se ne parlava ancora ed è un caso che in un periodo in cui tutto sta cambiando cambiamo anche noi. Un segno, forse, ma comunque un’idea di un nuovo inizio.

Tempo fa abbiamo chiesto una mano a un eclettico amico, artista, grafico e tra le tante altre cose direttore creativo del Sole24Ore, che, insieme alle indispensabili menti, giovani e brillanti, di Andrea Marson e Gerardo Gallace ci hanno indicato una nuova strada. In continuità con il passato perché mica lo rinneghiamo, tutt’altro, ma con lo spirito nuovo che ogni giorno ci spinge a ricominciare e credere. Non chirurgia estetica estrema, né botulinico rifacimento dei connotati ma un cambio d’abito per la stagione che cambia.

Abbiamo cambiato forma giocando con la nostra iniziale, creando una cornice aperta come cerchiamo di mantenere il nostro pensiero.

Abbiamo cambiato, soprattutto, colori. Abbiamo voluto il fucsia, omaggio alle donne che sono la colonna del nostro studio, e il viola, emblema dell’arte, dell’evoluzione e del sogno.

Ci sono giorni in cui cambia il mondo o almeno quello che crediamo di conoscere. Giorni in cui cambiano i presidenti e cambiano, a ragione o torto chissà, le speranze. Il tempo sereno diventa tempesta in pochi minuti e, allo stesso modo, ritorna sereno. Cambiano le maggioranze, le idee, i sogni, cambiano i governi e si chiudono gli ombrelli. Si alzano i baveri, si indossano cappotti, si fa il fumo con il nostro respiro e si aspetta, sempre, la primavera per passare oltre. Si aspetta la Pasqua.

E poi, alla fine, la primavera arriva. È oggi, per noi. È Pasqua.

(È un augurio per tutti noi: che dopo questi giorni grigi nonostante il sole ritornino quelli dai colori brillanti. Buona Pasqua)

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