Le aziende e la piramide dei bisogni

 

La teoria della ‘piramide dei bisogni’, espressa da A.H. Maslow nella seconda metà del 900, spiega come bisogni e motivazione siano strettamente collegati così che, dopo aver soddisfatto un bisogno, nasce una motivazione che spinge al soddisfacimento di un bisogno superiore.

Ma quali sono i “bisogni “ di un impresa commerciale, sia essa un azienda , un negozio od uno studio professionale? Marco Emilio Ventura, psicologo genovese, ne scrive in questo che è solo il primo una serie di  interventi, dove cercherá di evidenziare e focalizzare l’attenzione, non tanto sugli aspetti di quadratura dei bilanci “economici”, che sono patrimonio degli esperti del settore, quanto sui “bilanci” tra l’ energia e sforzi personali, che si “spendono” nel lavoro a fronte della soddisfazione che se ne ricava.
In altre parole. quanto possono “valere “ e quanto “contano” le capacità di gestione delle proprie idee ed emozioni? E qual’ è l’impatto degli stili di relazione sull’ ottimizzazione dei tempi e dei flussi di lavoro, all’interno di una attività commerciale? Una riflessione che se trasformata in iniziative, può portare benefici diversificati a seconda delle persone coinvolte. A partire dagl’ ambiti e dai compiti decisionali a cui sono chiamati i livelli più “alti”, sino al contributo che possono dare tutti, per migliorare la propria “vita” e dunque ottimizzare il loro agire, negli impegni di lavoro.
Sono questi gli aspetti che, attualmente, occupano e condizionano notevolmente il nostro benessere e le nostre relazioni ed inevitabilmente la nostra “resa” .lavorativa. Un rendimento la cui ricaduta sul “guadagno” finale non può essere sottovalutata.

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Partiamo da un insieme, più o meno ampio, di persone, di idee e di beni, strumentali e finanziari, finalizzato al raggiungimento di una serie di obiettivi, di cui il primo è: avere un assetto economico in attivo. Si può  affermare che la motivazione ed il bisogno primario sono, prosaicamente ma realisticamente, il raggiungimento di un “guadagno”. E in tutte le imprese commerciali, il concetto di “guadagno”, deve poter contare su di una visione ben più ampia del banale “incassare più di quanto si spende”. Le variabili del mercato necessitano di una analisi più complessa e ponderata. Questo porta al bisogno di avere una conoscenza e competenza nello studiare e valutare i reali costi e ricavi, associata ad una ulteriore abilità nel saper comunicare e nel tradurre, correttamente, nella pratica, le premesse, in modo da permettere un reale” guadagno”.
E già questi impegni portano, se ben gestiti, alla soddisfazione del primo “bisogno” .
Per alcuni questo potrebbe bastare ma, raggiunto questo obiettivo, quali altri “bisogni”, emergono nell’ avere o nell’essere parte di un “impresa aziendale” più o meno grande ed articolata?
Parafrasando le indicazioni e le stratificazioni, descritte nella “ Piramide dei bisogni” di Maslow, superato il primo livello dei bisogni primari, ci si trova a dover soddisfare il secondo livello dei “bisogni”, Ovvero la necessità di assicurarsi che il raggiunto obiettivo del “guadagno” abbia anche delle garanzie di sicurezza nel tempo ovvero che la struttura della “azienda” possa ragionevolmente garantire che il guadagno sia tale anche in prospettive future.
Cosa peraltro sempre meno facile specie quando si opera all’ interno di un “mondo” economico, che è anche sociale, tecnologico e culturale, e che è in costante e rapida espansione. Un’espansione che determina un conseguente cambio repentino degli equilibri di mercato e che porta, inevitabilmente, alla necessità di un altrettanto rapida capacità di adattamento per restare in contatto con i “bisogni” degl’altri.
E’ proprio per “cavalcare il cambiamento”, che si devono mettere in campo nuove risorse che non riguardano solo i beni strumentali e finanziari, ma anche e soprattutto, riguardano le capacità ”personali”. Capacità che vanno sviluppate per saper affrontare, gestire ed a volte per saper intuire in anticipo, le oscillazioni della società, locale e mondiale. Oscillazioni e rivoluzioni che possono essere più o meno favorevoli al buon risultato della propria attività commerciale.
Per soddisfare questo bisogno o meglio questa necessità, è necessario essere all’altezza dei cambiamenti, e per riuscirci bisogna anche sviluppare un pensiero che sia in grado di prevederli e quindi capace di usare comunicazioni più efficaci ed un rimodellamento, per sfruttare le nuove possibilità. Anche la capacità di elaborare pensieri adattivi, richiede una notevole abilità ed un notevole sforzo per riuscire intuire, sfruttare e gestire, gli aspetti non solo “monetari” e questo potrebbe essere considerato un notevole traguardo.
Ma la prospettiva dei ” bisogni” non finisce qui.
A questo punto, dimostrata la “bontà” della propria azienda e della propria capacità di adeguarla alle mutate esigenze del mercato, può affiorare la sensazione che il solo “guadagno” in termini economici, potrebbe non essere più l’unica soddisfazione,.
Infatti, a coronamento di questi successi, sorge il nuovo bisogno di essere considerati come “ben inseriti ” all’ interno del proprio ambiente, sia esso locale, nazionale o mondiale. E si sente il bisogno di essere “riconosciuti dalla società” come dei “modelli positivi” o più banalmente: di avere un “nome”, qualificato e rispettato.
Ma l’avere un “nome” è un riconoscimento ed una stima che non provengono soltanto dall’ apprezzamento del mercato o dalla società “esterna”, ma che più sottilmente, proviene anche dalla soddisfazione e dall’ apprezzamento dei componenti “interni” dell’ azienda o della struttura produttiva.
Già  questo è un risultato che non sempre è alla portata di tutti. Ma c’è di più.
Un ulteriore sviluppo dei “bisogni” porta al dover prendere atto che una “attività commerciale” dopo aver dimostrato le proprie capacità imprenditoriali e dopo aver creato,, garantito ed ampliato il suo ”guadagno” economico e dopo aver “guadagnato” anche l’ onore di avere un buon “nome” ha anche la possibilità di agire non solo sul piano commerciale ma anche sul piano umano, promuovendo e sostenendo attività di emancipazione culturale e sociale.
E con la soddisfazione di questo bisogno si arriva al vertice della “Piramide”.

Ed adesso mi permetto di sottolineare come questa “piramide dei bisogni” non sia stata pensata da Maslow, per essere riferita alla crescita di una azienda o di un negozio o di uno studio professionale. Questa è la dinamica che muove i bisogni delle singole persone .
E che questo possa valere anche nel mondo del lavoro non stupisce, perché sono le persone che, nelle loro diverse mansioni, fanno “vivere e sopravvivere”, le aziende.

 

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