Le imprese sociali e l’accesso ai finanziamenti

Impresa sociale e accesso ai finanziamenti
Gli impatti positivi dell’impresa sociale in Italia, in termini di crescita economica e coesione sociale, sono evidenziati nel rapporto realizzato da Iris Network (Venturi, Zandonai, 2014) con riferimento alle dimensioni economiche, imprenditoriali ed occupazionali e offrendo una rappresentazione comparabile tra le imprese sociali ex lege e le cooperative sociali.

Tipologia Numero Addetti Volontari Beneficiari Valore della produzione
IS costituite ai sensi della L. 108/2005 774 29.000 2.700 229.000 €3140 mln
CS costituite ai sensi della L. 381/1991 12.579 513.052 42.368 5.000.000 € 10,1 mld

Fonte: adattato da Venturi, Zandonai 2014

Come evidenziano i dati esposti nella tabella, le cooperative sociali rappresentano la principale forma di impresa sociale presente in Italia, per numerosità, peso occupazionale, beneficiari raggiunti e valore della produzione aggregato. Negli anni della crisi economica, in controtendenza con le performance del Paese, si osserva che il valore della produzione è aumentato di circa 3 miliardi di euro ed ha raggiunto la soglia dei 12 miliardi mentre gli occupati sono cresciuti di circa 50.000 unità (Euricse, 2015).

La convergenza tra imprese sociali e cooperative sociali
Per la legge delega n.106 del 2016 l’impresa sociale rientra nel complesso degli enti del Terzo settore, così come fanno parte del Terzo settore le cooperative sociali.
Il legislatore si è posto l’obiettivo di realizzare una sostanziale convergenza tra impresa sociale e cooperativa sociale in quanto:
– sia le imprese sociali che le cooperative sociali perseguono finalità collettive e solidaristiche;
– le cooperative sociali sono imprese sociali di diritto;
– le imprese sociali e le cooperative sociali hanno gli stessi limiti nella distribuzione degli utili.
Infatti, le imprese sociali e le cooperative sociali perseguono entrambe finalità collettive e solidaristiche. La Legge 106 ha inserito le imprese sociali nell’ambito delle organizzazioni del Terzo settore; ma già l’art. 1 della Legge 381 del 1991 stabiliva che le cooperative sociali perseguono “l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini”, e l’art. 1 del Decreto Legislativo n. 155 del 2006 definiva che possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutte le organizzazioni “che esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale”.
In secondo luogo, la Legge n.106 del 2016 ha stabilito per le cooperative sociali e i loro consorzi l’acquisizione di diritto della qualifica di impresa sociale, riconoscendo che le cooperative sociali rappresentano una specifica forma di impresa sociale.
Inoltre, la Legge Delega ha superato il vincolo alla distribuzione degli utili previsto per le imprese sociali dal D.Lgs. n.155. in cui l’art. 3 stabiliva che “l’organizzazione che esercita un’impresa sociale destina gli utili e gli avanzi di gestione allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio”.
La Legge Delega ha introdotto per le imprese sociali la possibilità di distribuire gli utili tra i soci individuando come limite massimo lo stesso fissato per le cooperative sociali. L’art. 6 della Legge 106 prevede per le imprese sociali forme di “remunerazione del capitale sociale che assicurino la prevalente destinazione degli utili al conseguimento dell’oggetto sociale (…) nei limiti massimi previsti per le cooperative a mutualità prevalente”.
L’obiettivo più volte manifestato dal Governo è quello di arrivare ad una sostanziale parità fiscale tra impresa sociale e cooperativa sociale.
I decreti attuativi della Legge Delega 106/2016 prevedono un ampliamento dei settori in cui possono operare le imprese sociali, così come evidenziato nella tabella sottostante.

Settori in cui possono operare le CS ai sensi della L. 381/1991 Settori in cui possono operare le IS ai sensi della L. 155/2006 Settori in cui possono operare le IS ai sensi della Legge delega 106/2016
–        servizi sociali, socio-sanitari ed educativi;

–        svolgimento di attività agricole, industriali, commerciali o di servizi finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

–        Assistenza sociale;

–        Assistenza sanitaria;

–        Assistenza socio-sanitaria;

–        Educazione, istruzione e formazione;

–        Tutela dell’ambiente e dell’ecosistema;

–        Valorizzazione del patrimonio culturale;

–        Turismo sociale;

–        Formazione universitaria e post universitaria;

–        Ricerca ed erogazione di servizi culturali;

–        Formazione extra-scolastica;

–        In tutti i settori in cui sono inclusi lavoratori svantaggiati e lavoratori disabili.

– le prestazioni sanitarie riconducibili ai Livelli essenziali di assistenza (LEA);

– i servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente;

– gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio;

– la ricerca scientifica di particolare interesse sociale;

– la formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo;

– la cooperazione allo sviluppo;

– il commercio equo e solidale;

– il microcredito;

– l’agricoltura sociale e l’organizzazione e la gestione di attività sportive dilettantistiche.

 

 

Accesso ai finanziamenti

Con Decreto Ministeriale 3 luglio 2015, al fine di promuovere la diffusione e il rafforzamento dell’economia sociale, è stato istituito un regime di aiuto volto a sostenere la nascita e la crescita delle imprese operanti, in tutto il territorio nazionale, per il perseguimento degli interessi generali e delle finalità di utilità sociale.
Con due distinti decreti del 14 febbraio e dell’8 marzo, il MiSE ha stanziato risorse per la concessione di finanziamenti e agevolazioni in favore di imprese che operano nell’ambito dell’economia sociale. Si tratta di 200 milioni di euro a valere sul FRI (Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca) e 23 milioni a valere sul Fondo per la crescita sostenibile (FCS).
Il decreto del 14 febbraio 2017 prevede la concessione di aiuti, ai sensi dei regolamenti europei de minimis, da erogare sotto forma di finanziamenti agevolati per la realizzazione di programmi di investimento, in qualunque settore, che presentino spese ammissibili comprese tra i 200mila e i 10 milioni di euro. Il finanziamento agevolato, al quale deve essere associato un finanziamento ordinario a tasso di mercato di pari durata, beneficia di un regime agevolato: tasso di interesse annuo pari allo 0,50 % e restituzione in 15 anni.
Nell’ambito del contratto di finanziamento, la quota di finanziamento agevolato è pari al 70% mentre quella relativa al finanziamento bancario è pari al 30%.  La novità è rappresentata dalla previsione di selezionare i progetti ammissibili in funzione soprattutto dell’impatto socio-ambientale degli stessi. È la banca finanziatrice tenuta a verificare, oltre alla solidità economico-finanziaria dell’impresa richiedente, la sussistenza di potenziali ricadute positive con riferimento ad almeno uno dei seguenti obiettivi:
– Incremento occupazionale di categorie svantaggiate;
– Inclusione sociale di soggetti vulnerabili;

– Raggiungimento di specifici obiettivi volti alla salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, del territorio e dei beni storico-culturali.
Con Decreto dell’8 marzo 2017 sono stati pubblicati i criteri e le modalità per l’accesso, da parte delle imprese operanti nell’ambito dell’economia sociale, ai contributi non rimborsabili concessi a valere sul Fondo per la crescita sostenibile (FCS).
Le agevolazioni sono concesse nella forma di finanziamenti a tasso agevolato, ai quali si possono aggiungere contributi non rimborsabili a copertura di una quota delle spese ammissibili concessi a valere sul Fondo per la crescita sostenibile da associare ai finanziamenti agevolati del Fondo di Rotazione per le Imprese sociali (FRI).
I soggetti beneficiari delle agevolazioni sono le seguenti tipologie di imprese:
– imprese sociali costituite in forma di società, di cui al decreto legislativo n. 155/2006;
– cooperative sociali e relativi consorzi, di cui alla legge n. 381/1991;
– società cooperative aventi qualifica di ONLUS ai sensi del decreto legislativo n. 460/1997
Il contributo a fondo perduto è concesso nella misura massima del 5% delle spese ammissibili complessive per la realizzazione di programmi che presentino costi non superiori a 3.000.000,00 di euro.
L’erogazione del contributo è disposta in un’unica soluzione ad avvenuta ultimazione del programma di investimento, su istanza dell’impresa beneficiaria, formulata contestualmente alla richiesta di erogazione del saldo del finanziamento agevolato e alla presentazione della documentazione relativa alle spese sostenute, ed è subordinata alla dimostrazione da parte dell’impresa richiedente dell’avvenuta ultimazione del programma di investimento e dell’effettivo pagamento, mediante esibizione delle relative quietanze, dei titoli di spesa rendicontati.

Conferenza Nazionale dell’Impresa Culturale 2018 Anno europeo del patrimonio culturale
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