La cultura è ciò che rimane dopo che si è dimenticato tutto quello che ci si era prefissi di imparare (J.C. Powys, The meaning of culture, 1929)

La cultura è ciò che rimane dopo che si è dimenticato tutto quello che ci si era prefissi di imparare  (J.C. Powys, The meaning of culture, 1929)

I beni e le attività culturali costituiscono una quota importante e crescente dell’economia nazionale segno di un’aumentata sensibilità sull’argomento. Gli investimenti in cultura alimentano circoli virtuosi di profonda crescita non solo sociale ma anche economica. La leva fiscale può essere un ulteriore stimolo nonché un prezioso strumento al mecenatismo in ogni sua possibile declinazione e all’impiego di capitali.

Il rapporto tra economia e cultura è quello di una strana coppia da cui può nascere il meglio o il peggio a seconda che l’accento sia posto sul messaggio che si cerca di trasmettere o su pretese speculative immediate e consistenti. Economia e cultura che assieme racchiudono tutto ciò che è umano, con pregi e difetti, come spirito e materia. Perché ognuno di noi è la cultura che rappresentiamo, cultura che si muove grazie all’economia. Economia che, a sua volta, può assumere carattere virtuoso solo se sostenuta da una forte cultura.

La cultura è un bene diverso dagli altri. Ha aspetti fortemente immateriali e assolutamente personali. È fatta di memoria e di passione. È, per propria natura, in perenne mutamento. L’economia che la sostiene e che ne è a sua volta alimentata non può non considerare questo aspetto così peculiare. Non può pensare allo stesso modo se si parli di penne o di libri.

Negli anni abbiamo assistito a una serie importante di fenomeni:

  • un progressivo drenaggio dei finanziamenti pubblici per la cultura
  • una crescente partecipazione popolare, la sharing economy, che ha trovato applicazione anche nel settore culturale
  • il frequente abbandono della ricerca della massimizzazione dei profitti quale unico obbiettivo delle imprese. Olivetti disse che la fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti, deve distribuire ricchezza, cultura, servizi e democrazia e oggi, dopo cinquant’anni, possiamo finalmente osservare il crescente interesse delle imprese al tema della soddisfazione e alla sua relazione con il reddito, che ha portato alla loro applicazione alla responsabilità sociale, all’eticità dei bilanci e dei comportamenti
  • il cambiamento della scala dei valori, quindi. Il senso profondo della sostenibilità che ha condotto, ad esempio, alla nascita di fondazioni private di livello internazionale o al capillare lavoro del mecenatismo privato a sostegno alle attività culturali.

Come la cultura ha la necessità di ricercare costantemente nuovi riferimenti, così l’economia deve ricercare i propri per restare al passo con la consapevolezza dell’importanza sia sociale che materiale della cultura. Senza cultura non c’è progresso e il conseguente pensiero unico è un fattore di impoverimento, esclusione e disuguaglianza.

Sergio Mattarella ha scritto che la cultura è il nostro sguardo verso il domani. Senza cultura saremmo dominati dal presente, dal contingente. E saremmo meno liberi. Come società anche molto meno competitivi. La cultura ha quindi bisogno di attenzioni e cure costanti e non può prescindere dalle professioni come queste non possono prescindere dalla cultura in cui possono trovare opportunità e rilievo. Perché le professioni sono fatte di persone e delle loro storie, di idee basate sull’esperienza, di ragione e fantasia, di conoscenze in movimento. Di cultura, appunto.

E’ la cultura a dare un senso a tutti noi e a ciò che i numeri raccontano. Conoscerne le regole, anche quelle economiche e legali, è importante così come aiutare a operare con competenza e tranquillità in un settore, complesso, articolato e ampio, sia un’opportunità che sarebbe incongruo non cogliere.

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(Arte, economia e realtà. L’opera in primo piano è di Leonardo Nava e fa parte della mostra Natura e artificio visitabile in studio fino al 15 giugno prossimo. Oltre i vetri, la società civile e i suoi cortili condominiali. Panni stesi compresi)

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