Riforma Terzo settore, impresa sociale e cinque per mille. Il comunicato del CdM

Il Consiglio dei ministri ha approvato venerdì 12 maggio 2017, in prima lettura, i decreti legislativi di attuazione della legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge 6 giugno 2016, n. 106).

I decreti dovranno ottenere il parere delle commissioni parlamentari, per ritornare poi in Consiglio dei ministri per la definitiva approvazione.

  • Codice del Terzo settore

Il codice riordina la normativa riguardante gli enti del Terzo settore. Sono pertanto definiti gli enti del Terzo settore, individuati:

– nelle organizzazioni di volontariato,

-nelle associazioni di promozione sociale,

– negli enti filantropici,

– nelle imprese sociali, incluse le cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso,

– e in ogni altro ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione

per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi. Sono altresì puntualmente individuate le attività di interesse generale esercitate dagli enti del Terzo settore in via esclusiva o principale.

Con riferimento alle misure di promozione e sostegno del Terzo settore, il Codice prevede, tra l’altro:

– la revisione della definizione di enti non commerciali ai fini fiscali e l’introduzione di un nuovo e articolato regime tributario di vantaggio;

– l’istituzione del social bonus, ossia un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro effettuate in favore degli enti del Terzo settore non commerciali, che abbiano presentato un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata assegnati ai suddetti enti;

– una serie di agevolazioni in materia di imposte indirette (successioni e donazioni, registro, ipotecaria e catastale) con particolare riferimento agli immobili utilizzati dagli enti, nonché in materia di tributi locali;

– la ridefinizione della disciplina delle detrazioni e deduzioni per le erogazioni liberali in denaro o in natura a favore degli enti;

– specifiche disposizioni in ordine al regime fiscale delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale;

– la nuova disciplina in materia di finanza sociale concernente i “titoli di solidarietà”, finalizzata a favorire il finanziamento ed il sostegno delle attività di interesse generale svolte dagli enti del Terzo settore non commerciali iscritti nell’apposito registro;

– un regime fiscale agevolato per le attività di social lending svolta dai gestori dei portali on line;

– la disciplina dello specifico Fondo istituito per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale promossi dagli enti del Terzo settore.

  • Impresa sociale

È stata contemplata anche la revisione della disciplina in materia di impresa sociale, potendo acquisire la qualifica di impresa sociale tutte le organizzazioni private che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività. Tra tali attività sono incluse:

– le prestazioni sanitarie riconducibili ai Livelli essenziali di assistenza (LEA);

– i servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente;

– gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio;

– la ricerca scientifica di particolare interesse sociale;

– la formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo;

– la cooperazione allo sviluppo;

– il commercio equo e solidale;

– il microcredito;

-l’agricoltura sociale;

– l’organizzazione e la gestione di attività sportive dilettantistiche.

Il Codice stabilisce le disposizioni generali e comuni applicabili, nel rispetto del principio di specialità, ai diversi enti che compongono il Terzo settore.

L’attività di impresa di interesse generale deve essere svolta “in via principale”, ossia deve generare almeno il 70 per cento dei ricavi complessivi. Quale ente del Terzo settore, l’impresa sociale non può avere come scopo principale quello di distribuire ai propri soci, amministratori, dipendenti, ecc., gli utili ed avanzi di gestione, i quali devono essere destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio. Tuttavia, al fine di favorire il finanziamento dell’impresa sociale mediante capitale di rischio, il decreto, in attuazione della delega, ha introdotto la possibilità per le imprese sociali (costituite in forma di società) di remunerare in misura limitata il capitale conferito dai soci.

I punti cardine della riforma sono:

– la possibilità di distribuire dividendi ai soci, con un tetto del 50% degli utili e degli avanzi di gestione annuali, e

-incentivi fiscali per i privati e per le aziende che investono nel capitale di imprese sociali nate da meno di 3 anni, ossia 30% di detrazione Irpef sulle somme investite dai privati fino a un milione di euro all’anno, e 30% di deduzione Ires per le imprese fino a 1,8 milioni di euro.

Inoltre per incentivare la capitalizzazione evitando la fuoriuscita delle risorse dalle imprese sociali, è prevista la detassazione degli utili e degli avanzi di gestione destinati a riserva indivisibile o all’aumento

Infine, relativamente agli obblighi di trasparenza, l’impresa sociale è tenuta a pubblicizzare, anche attraverso il proprio sito internet, il bilancio sociale, da redigersi in ossequio a specifiche linee guida da adottarsi con decreto; nonché gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti e agli associati. Si intensificano poi i vincoli a beneficio degli stakeholder, aumentandone il livello minimo di coinvolgimento prevedendo tra l’altro, per le imprese sociali di grandi dimensioni, il diritto dei lavoratori ed eventualmente anche degli utenti di nominare almeno un componente degli organi di amministrazione e di controllo.

Quanto ai lavoratori degli enti del Terzo settore, oltre a statuire espressamente il loro diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi, il Codice introduce un criterio di proporzionalità in base al quale la differenza retributiva tra lavoratori non può essere superiore al rapporto di uno a sei, da calcolarsi sulla base della retribuzione annua lorda.

Viene inoltre semplificata la procedura di acquisto della personalità giuridica e vengono istituiti, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il “Registro unico nazionale del Terzo settore”.

  • “Cinque per mille” dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef)

Il decreto contempla anche una disciplina dell’istituto del cinque per mille, reso permanente dalla legge di stabilità 2015, prevedendo l’individuazione delle modalità per la razionalizzazione e la revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l’accesso al beneficio, la semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l’erogazione dei contributi spettanti, nonché l’introduzione di obblighi di pubblicità delle risorse erogate mediante l’adozione di un sistema trasparente, la previsione di sanzioni per il mancato rispetto dei citati obblighi. Le nuove norme allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale. Il decreto, inoltre, prevede una serie di obblighi di trasparenza e informazione, sia per i soggetti beneficiari che per l’amministrazione erogatrice. In particolare, i soggetti beneficiari sono tenuti ad adempiere a un duplice obbligo: il primo, nei confronti dell’amministrazione erogatrice, comporta la redazione e la trasmissione, entro un anno dalla ricezione delle somme, di un apposito rendiconto, unitamente ad una relazione illustrativa, che descriva la destinazione e l’utilizzo del contributo percepito, secondo canoni di trasparenza, chiarezza e specificità. Il secondo obbligo ha ad oggetto la pubblicazione, sul proprio sito web, degli importi percepiti e del relativo rendiconto. In caso di inadempimento ai predetti obblighi, si prevede un sistema sanzionatorio.

Le amministrazioni erogatrici, dal canto loro, hanno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito web l’elenco dei soggetti destinatari del contributo, con l’indicazione del relativo importo e del link al rendiconto pubblicato sul sito web del beneficiario.

 

Fonte: Comunicato stampa del CdM n. 29 del 12 maggio 2017

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