Il titolare effettivo

Le norme antiriciclaggio prescrivono in capo ai destinatari delle stesse l’obbligo di identificare e verificare l’identità dei seguenti soggetti:
•         il cliente e l’eventuale esecutore delle operazioni;
•         il titolare o i titolari effettivi.
Tale obbligo scatta quando: si instaura un rapporto continuativo; per operazioni occasionali di trasmissione di mezzi di pagamento di valore pari o superiore a 15.000 euro; per operazioni di valore indeterminato o non determinabile (ad esempio costituzione, gestione, amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi); quando vi sia sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o dubbi sulla veridicità e adeguatezza dei dati ottenuti in precedenza.
Di particolare interesse per le imprese e per le associazioni di rappresentanza delle stesse, sono i chiarimenti forniti dall’Autorità in merito al concetto di titolare effettivo, che, come sopra anticipato, deve essere obbligatoriamente identificato al momento dell’instaurazione del rapporto continuativo ovvero dell’esecuzione dell’operazione occasionale sulla base:

  • delle informazioni necessarie e aggiornate di cui è a conoscenza il cliente, che è tenuto a fornirle sotto la propria responsabilità;
  • dei dati acquisiti facendo ricorso a pubblici registri, elenchi, atti o documenti pubblici (ad esempio, archivi camerali, statuti, bilanci).

Il titolare effettivo è definito in caso di società non quotata – le società quotate sono già sottoposte a obblighi di comunicazione conformi alla normativa comunitaria o a standard internazionali equivalenti – come una o più persone fisiche che in ultima istanza possiedono o esercitano il controllo, diretto o indiretto, in uno dei due modi seguenti:

  • sulla società, attraverso una percentuale sufficiente di partecipazioni al capitale sociale o dei diritti di voto. In ogni caso, il controllo si presume in presenza di una partecipazione qualificata o dei diritti di voto pari al 25% più uno del capitale sociale;
  • sulla direzione della società, in altro modo.

In proposito, le disposizioni Banca d’Italia chiariscono che se il titolare effettivo della società, individuato in base ai predetti criteri, non è una persona fisica, occorre risalire lungo la catena partecipativa fino a individuare il titolare effettivo persona fisica che in ultima istanza esercita il controllo su tale soggetto. In caso di più titolari effettivi non persone fisiche, tale indagine è da effettuarsi per ciascuno di essi.

È necessario evidenziare che il provvedimento in oggetto fornisce indicazioni volte all’individuazione del titolare effettivo anche nei casi che non rientrano nelle fattispecie tipiche del controllo partecipativo o di voto qualificato, come ad esempio in presenza di società ad azionariato diffuso o di società cooperative. In questi casi, il titolare effettivo può rinvenirsi in uno o più soggetti preposti all’amministrazione della società che abbiano influenza sulle decisioni dei soci, in particolare su quelle riferite alla nomina degli amministratori.
Oltre al caso delle società, le istruzioni contemplano l’individuazione del titolare effettivo anche per le seguenti tipologie di entità giuridiche:

  • società fiduciarie: se agiscono per conto dei fiducianti, dovranno fornire informazioni sui fiducianti quali titolari effettivi; se agiscono per conto proprio, i criteri di individuazione sono gli stessi previsti per le società;
  • fondazioni e trust: in caso di futuri beneficiari già determinati, il titolare effettivo va individuato nelle persone fisiche beneficiarie del 25% o più del patrimonio, in assenza di tali figure, nella categoria di persone nel cui interesse principale è istituito o agisce il trust o la fondazione; nelle persone che detengono il controllo, anche di fatto, sul 25% o più del patrimonio; nei trustee (se diversi dai soggetti precedenti);
  • organizzazioni non profit: valgono le stesse istruzioni rivolte a fondazioni e trust.

Le istruzioni indicano, infine, i criteri di individuazione del titolare effettivo per tutte le ipotesi residuali, ossia in presenza di organizzazioni diverse da quelle espressamente disciplinate: gli esempi riportati nel provvedimento sono consorzi, reti di imprese, organizzazioni o associazioni di qualsiasi natura. In questi casi, il titolare effettivo va individuato:

  • nei soggetti con quota superiore al 25% del fondo o patrimonio dell’organizzazione in questione;
  • e, se diversi, nei soggetti che, in virtù del contratto costitutivo dell’organizzazione o di altre circostanze, siano titolari di una percentuale di voti all’interno dell’organo decisionale superiore al 25% o del diritto di esprimere la maggioranza dei preposti all’amministrazione.

Anche per le ipotesi residuali valgono i seguenti criteri definiti per le società:

  • in caso di titolare effettivo non persona fisica, occorre risalire lungo la catena del controllo fino alla persona fisica che in ultima istanza possiede o esercita il controllo diretto o indiretto su tale soggetto;
  • se non individuato in base ai criteri partecipativi e di voto qualificati, il titolare effettivo può rinvenirsi in uno o più soggetti preposti all’amministrazione, che abbiano influenza sulle decisioni dei partecipanti all’organizzazione, in particolare riferite alla nomina dei preposti all’amministrazione stessa.

Tale disposizione costituisce un’importante indicazione per le realtà che, al pari degli esempi citati per le società (azionariato diffuso e cooperative), presentano una struttura in cui proprietà e controllo hanno caratteristiche di elevata frammentarietà, ma non rientrano nella definizione di società.
Questo potrebbe essere il caso anche delle associazioni di rappresentanza. Queste ultime costituiscono un caso specifico di entità giuridica, la cui attività per definizione è svolta a beneficio e sotto il controllo di una pluralità elevata e particolarmente frammentata di soggetti giuridici (semplificando, associazioni di imprese e/o imprese).

Sanzioni
In caso di inadempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela, sono disposte le seguenti sanzioni:

  • multa di importo da 2.600 a 13.000 euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato (articolo 55, comma 1 del d. lgs. n. 231/2007). Tale sanzione, dunque, si applica anche al cliente che non abbia fornito al soggetto destinatario dell’obbligo di adeguata verifica le informazioni necessarie e aggiornate di cui sia a conoscenza ai fini dell’individuazione del proprio titolare effettivo (articolo 21 del citato decreto);
  • sanzioni amministrative collegate alla violazione da parte dei soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio delle istruzioni Banca d’Italia sin qui descritte (articolo 56 dello stesso decreto).

Fonte: banca d’Italia/confindustria Benevento

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