Senza limiti e confini*

Senza limiti e confini*

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I muri sono ben poca cosa. Viviamo in un mondo liquido di idee condivise, pure troppo, e a fronte di una deriva populista in cui ognuno si sente in diritto di esprimere il proprio parere su tutto, indipendentemente dalla propria esperienza e dalla propria cultura, in cui l’educazione è spesso diventa facoltativa e di certo meno importante della voce alta e, appunto, dei muri da costruire attorno a sé stessi, esiste una forza che ha poco senso contrastare, una ibridazione di contenuti che favorisce la creazione di valore condiviso.

In un mondo in cui si demarcano i confini tra Stati con blocchi di cemento a leggi antistoriche contemporaneamente altri confini si aprono fruttuosamente e vengono meno distinzioni su cui fino ad ora abbiamo fondato le nostre basi.

La definizione di sharing economy sta assumendo nuovi caratteri e passa dalla condivisione dei mezzi a quella degli scopi, alla creazione di un’economia partecipativa non solo nei suoi attori ma anche nelle sue forme e nelle sue declinazioni. Viene meno, ad esempio, la linea di demarcazione tra imprese profit che sempre più spesso assumono carattere e scopi sociali e variegatamente redistributivi (non solo in termini economici ma anche e soprattutto sociali e conoscitivi) e associazioni che fino ad ora, sbagliando, abbiamo sempre immaginato lontane dal mercato. Un processo inclusivo in cui, ad esempio, chiunque in ogni forma preferisca può scientemente favorire la fruizione pubblica della cultura.

Allo stesso modo pubblico e privato diventano definizioni restrittive in un sistema di relazioni e di valori efficiente. Come Apollo, parola e conoscenza, e Dioniso, immediatezza e vitalità, si incontrano nel comune campo della follia intesa come qualità secondo le parole di Platone per cui i più grandi beni giungono a noi attraverso la follia, concessaci per dono divino così elementi apparentemente contrastanti rivivono in maniera più efficace e completa in quella terra di mezzo che è l’impianto economico e sociale in cui ogni giorno ci muoviamo e che è incondizionatamente una costante intersezione pensieri e di propositi accomunati dal personale indirizzo che ognuno di noi vuol dare. E posseduti da questa follia verranno donate molte e belle cose sia agli individui che alla comunità.

L’identità non perde significato ma diventa un punto di partenza , non deve essere una gabbia ma, al contrario, l’inizio di un percorso fruttuoso, la base di un confronto. La politica, quando è Politica, è il riassunto delle diverse esigenze per il bene comune non l’affermazione di una supremazia e questo vale nelle pratiche economiche come in quelle di governo.

È un campo aperto e franco. Non un muro, appunto.

(* Lo cantava Battisti già molto tempo fa: troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante)

Stay tuned Arte, cambiamento e pregiudizio 
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