Appello contro l’ignoranza: l’indulgenza sull’ignoranza è il canto del cigno dell’occidente

<<Parlare e riflettere contro l’ignoranza pare oggi più che mai la cosa giusta da fare, in quanto la nostra società è permeata da fondamentalismi di matrice ideologica e religiosa, che minano il nostro vivere e il nostro futuro. Una pancia (giustamente) scontenta reclama un cambiamento che colmi un crescente vuoto economico, valoriale, identitario. L’élite culturale sembra rispondere in modo non adeguato con un linguaggio (necessariamente?) settario e spesso poco efficace. A ciò si aggiunga un contesto caratterizzato da risorse scarse per l’istruzione e le politiche sociali, scarsa meritocrazia e alta viscosità nel sistema imprenditoriale. L’ignoranza declinata in diverse forme di populismo gioca e giocherà quindi un ruolo crescente e sempre più determinante.

La premessa ovvia è che siamo tutti ignoranti, la conoscenza non significa onniscienza, ma avere gli strumenti per decodificare il mondo in cui viviamo. Perciò diverso è difendere il socratico so di non sapere, quindi cerco di colmare la mia ignoranza”, dal difendere l’ignoranza come forma statica di indolenza, di inconsapevolezza dei propri limiti.

L’”ignoranza indolente” determina una incapacità sostanziale di possedere proprio quegli strumenti necessari per acquisire conoscenza e per prendere conseguenti decisioni consapevoli. Se storicamente l’ignoranza è sempre stata coltivata da e nei regimi totalitari e dittatoriali, oggi serpeggia e dilaga nelle nostre società (pseudo) democratiche. Tali sistemi vedono nell’ignoranza una facile soluzione di controllo sociale e il pericoloso confine tra “coltivare l’ignoranza” e “lasciare che l’ignoranza si diffonda” è sempre più labile. I populismi che ne stanno derivando sono talmente forti e capillari dall’essere il vero nuovo vero paradigma socio-economico, complementare e contraltare al crescente divario tra classi sociali e alla concentrazione della ricchezza.

Da decenni tanta politica, ma anche tanta cultura, sembra legittimare sempre più l’ignoranza. E’ innegabile che politici, intellettuali e ancora di più i personaggi cosiddetti “famosi” siano punti di riferimento, esempi, non solo per i giovani. Ciò è tanto più vero alla luce del progressivo svuotamento della funzione educativa della famiglia, in qualsiasi modo la si voglia contare, considerare e definire. Esser circondati da politici che palesano senza imbarazzo o senso di colpa alcuno la propria ignoranza delle lingua straniere e/o dell’italiano che esempio è? I mezzi di comunicazione che indugiano sulla comunicazione rissosa, che confortano il pubblico elevando la gaffe a dignità di figura retorica che esempio forniscono? Al riguardo liberiamoci dall’equivoco che tutto ciò segnali il sussistere in Italia di un elevato grado di libertà di espressione. Popper spiegava con una efficace metafora il significato di “libertà di espressione”: la vera libertà di espressione è il potere e sapere rispondere agli insulti, dare anche pugni, senza mai arrivare al naso dell’altra persona.

Criticare apertamente l’ignoranza è il primo passo e segnale che non si può e non si deve salire sull’aventino. Questa riflessione spera quindi di essere un appello contro l’ignoranza: l’orgoglio di essere ignoranti è il canto del cigno dell’occidente, inteso come cultura fondata sulla democrazia partecipativa. Andare contro l’ignoranza è un elogio della modestia, dell’altruismo, del senso civico, di tutti quei valori che se da un lato richiedono impegno e sacrificio nell’immediato, ripagano con la progettualità e la speranza non fideistica nel futuro. L’elogio dell’ignoranza, al contrario, è un invito all’egoismo, all’inerzia e al sopravvivere nell’oggi senza alcuna speranza di un domani migliore.

Aristotele nel primo libro della Metafisica sosteneva che si può definire essere umano solo colui che aspiri alla conoscenza. Dante riprendeva tale idea parlando di un uomo nato non per esser bruto, ma per perseguire la conoscenza. Non possiamo che condividere tale idea e credere che rinunciare alla conoscenza voglia dire sminuire l’idea stessa di essere umano; idea che va ben al di là della definizione tassonomica di homo sapiens. Seguir virtute e canoscenza è senz’altro una strada che richiede impegno, ma che una volta intrapresa non può essere fermata: la conoscenza permette di comprendere la propria finitezza e stimola al superamento dei limiti, siano essi dell’individuo e/o del mondo che si vive. Conoscere in fondo significa dare al futuro strumenti per essere migliore.>>

Milano – Genova 28 dicembre 2016
Sabino Maria Frassà & Nicla Vassallo
per ama nutri cresci

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