Non solo Pil, l’Istat userà un indice della felicità 

Non solo Pil, l’Istat userà un indice della felicità 

Pochi mesi prima di essere ucciso il 6 giugno del 1968, l’allora candidato alla presidenza Usa, Robert Kennedy, pronunciò una delle più dure requisitorie mai ascoltate contro il Pil come unica misura delle performance di uno Stato: «Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta». Lo stesso Simon Kuznets, che pure del Pil è considerato il papà, già negli anni Trenta avvertiva che «il benessere di un Paese non può essere desunto da un indice di reddito nazionale». Governi e istituzioni economiche internazionali hanno bellamente ignorato il suo avvertimento per oltre ottanta anni. Oggi però, complice la rivoluzione dei big data, il superamento del Pil è diventata un’opzione almeno teoricamente possibile e proprio l’Italia ha annunciato che dal 2017 si doterà nei propri documenti di programmazione finanziaria ed economica di un sistema di indicatori più articolato della semplice misura della produzione economica

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