Falso, autentico e copia nell'arte

Falso, autentico e copia nell'arte

‘Falso’ e ‘autentico’ non sono due termini contrari, diversamente da quanto potrebbe sembrare. Sono i poli opposti di una disputa, di una tensione. Questo significa che tra di essi esiste una serie di sfumature fatte dai passaggi graduali di un terzo elemento in gioco, che è ‘attribuzione’. La posizione di questo nella linea tra i due poli determina il giudizio di falsità o di autenticità, di copia, doppio o omaggio, di facsimile o contraffazione, di originale o apocrifo e così via.L’autenticità, così come la falsità, non è una caratteristica dell’opera ma è esclusivamente dovuta a un giudizio su di essa, un giudizio che nel tempo può cambiare. A dimostrazione di questo, basti pensare al termine ‘riattribuzione’: prima l’opera è originale, poi non lo è più e infine torna a esserlo. Il ‘falso’ è dunque quel giudizio estremo sull’opera ritenuta erroneamente attribuita a un autore, a un’epoca, a un contesto. Il ‘falso’ è necessario per capire ‘l’autentico’, è indispensabile per capire il gusto di un’epoca ed è la cartina di tornasole per capire se nell’arte d’oggi abbia ancora senso parlare di autenticità e, se sì, come farlo.

Sorgente: Falso, autentico e copia nell’arte | Artribune

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