Molti “professionisti” delle startup e poche exit, ecco l’anomalia italiana

Molti “professionisti” delle startup e poche exit, ecco l’anomalia italiana

 


Oltre 5.800 startup, 41 incubatori certificati e almeno 100 concorrenti che si qualificano come tali. Ma pochi investimenti e meno di 10 exit sulle quasi 600 contate in Europa l’anno scorso, con un’incidenza pari a neppure un caso su 60. L’anomalia dell’innovazione italiana è descritta dal gap tra il mondo dei “professionisti delle startup” e le startup effettive, cioè le aziende con reali prospettive di crescita sul mercato. I primi aumentano con un ritmo simile alla media internazionale. Le seconde restano al palo, con pochi risultati degni di nota per fatturato e finanziamenti. Insomma, «ci sono più incubatori ed acceleratori che startup con reali prospettive di successo in Italia. E a qualcuno potrebbe venire il sospetto che nella corsa all’oro, chi guadagna è chi vende pale» spiega Francesco Inguscio, fondatore e Ceo di Nuvolab, venture accelerator e società di advisory per l’innovazione.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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0 Comments

  • Luca 28 giugno 2016 at 12:09

    Non è un dubbio, è una certezza. Come la formazione nel settennato dorato UE 1999-2006: un consulente era (e spesso è) un tizio qualsiasi, tendenzialmente un tuo ex collega, che vive ad almeno 70 km da casa tua e viene pagato cinque volte te per venire a spiegarti come fare il tuo lavoro, se ci fossero le condizioni ideali che non ci sono mai. Social technological innovative start up incubation needs sound ideas and very patient venture capitals: sounds new or really old?

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