La felicità altrove

In ogni cosa ciascuno può trovarci ciò che vuole e questo è il bello dell’immaginazione, della curiosità e di una vita viva, ragionata e non populista. La verità non esiste perché ognuno ha la propria da raccontare assieme ai propri dubbi e ai propri percorsi.

Qualcosa di simile, in fondo, la disse Robert Kennedy parecchi anni prima, invitando gli universitari del Kansas e tutti noi ad andare oltre i numeri, al loro colore.

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. 

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. 

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. 

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

E questo è anche il senso del discorso che l’ex Presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica, famoso per aver destinato in beneficenza gran parte del proprio stipendio, per vivere in una casa senza acqua corrente e per la sua bellissima segretaria, ha fatto al G20 di Rio nel 2012: quello che valiamo non sono i soldi che guadagniamo, i beni che accumuliamo, la crescita e il consumo. La felicità umana, in fondo, è altrove.

Per questo stridono le dichiarazione dell’ABI circa al tassazione della rivalutazione delle quote possedute in Banca d’Italia, quelle dei manager pubblici contro il tetto massimo del loro stipendio, dei magistrati che discutono le leggi quando toccano i loro personali interessi, le parole di chi scrive che è il consumo la vera molla della crescita.

Stridono perché vanno contro una concezione della comunità più condivisibile, contro un interesse maggiore e globale, contro quella felicità umana che è il primo elemento dell’ambiente in cui dovremmo tutti voler vivere.

A prescindere dalla ogni credo, sesso, appartenenza.

A prescindere da ogni propria verità.

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0 Comments

  • Bianca2007 28 aprile 2014 at 10:58

    Quanti tipi di carne sul fuoco che friggono, Ma può l’individuo.da solo,arrivare a una soluzione che gli permetta il cammino versoIncotro la felicità,senza i mezzi “reali” e, una volta raggiunta (ammesso che possa ),renfrla stabile e sedersi in un angolo,non inquinato. leggere le poesie di Eliot,il ‘processo”di Kafka, “l’uomo senza qualità” Musil,o “la montagna incantata” di Mann? Salutoni, Bianca 2007

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