Senza condizionale

Non tutti i crimini sono uguali, non lo sono i criminali e quel che sembra peggio a volte non lo è.

Il brigante Triburzi aveva un cervello voluminoso, scheletro da atleta e mani proporzionate. Uomo mite fino a trent’anni e figlio di brave persone uccise il Pecorelli per un torto subito, ma prima ne verificò l’identità contando i chiodi delle scarpe e confrontando le orme. Uccise il Bettinelli perché era un uomo ingiusto, il Gabrielli a suo dire una spia. E che facessero rima non l’ha reso poeta ma solo oggetto di studio per Cesare Lombroso. Cercava giustizia con l’ingiustizia prima che qualcuno gli sparasse così come Withman predicava la concordia nella discordia, l’unità nella diversità. Una specie di bolero dove ogni tema è ripetuto ma mai uguale e tutto procede mentre tutto cambia.

Piere Rivière, nel 1835, sgozzò una sorella, un fratello e la madre e detto così sembra un mostro. Condannato a morte, poi graziato, rinchiuso per scontare l’ergastolo, morì suicida. La sua storia non è quella di un pazzo ma di un oppresso, un malato, a suo modo un rivoluzionario. Uccise per liberare il padre dalle angherie di una moglie crudele e dei figli uguali a lei.

Due assassini, certamente. Due anarchici, più probabilmente. Due sovversivi contro le regole e sopra le righe. Due disertori del pensiero comune, autonomi e obliqui, colpevoli, certamente, ma con le attenuanti e con uno sguardo fuori fuoco. Due ammutinati del pensiero comune, condannati dallo Stato e che lo Stato, forse, hanno servito meglio di altri.

La mafia romana, la mafia in genere, i corruttori seriali e i politici collusi, gli avvoltoi oppositori pronti a lucrare consenso, gli assetati di denaro, quello di un popolo e delle persone diverse da loro, i furbetti del quartierino e della grande città che vivono una vita alle spalle di una comunità e della buona fede e si credono più svegli e flessibili non assomigliano a quei due. Ricordano, invece, Jean Claude Romand, l’avversario vissuto davvero e raccontato da Emmanuel Carrère, un uomo che dopo diciotto anni di bugie (la laurea in medicina, il lavoro a Ginevra all’OMS, la vita da uomo buono, marito e padre) ammise il proprio fallimento facendolo pagare a chi gli era più caro, uccidendo moglie, figli e genitori. Gente come Romand, incapace di sostenere la vergogna forse perché incapace di provarla, incapace di vivere la propria possibile vita fingendo di essere altro ma pronta a giustificarsi più che a discutersi, a ribaltare la propria debolezza, a scaricare ogni colpa, ogni loro errore passato, presente e futuro. Senza condizionale.

studioLombard per Unicredit/RCS - Professionisti: meglio associati, anche se non in società Lomb*art/Arte, cultura ed economia in Italia 
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