Lomb*art/Breve lezione sul diritto di seguito in più materie

Storia

Il droit de suite nacque in Francia nel 1920 come una sorta di indennizzo alle vedove degli artisti morti in guerra. In Italia fu introdotto, tutto sommato, abbastanza presto quando nel 1941 fu approvata la legge sul diritto d’autore. Ben prima che in Germania (1965) Spagna (1987) e Grecia (1993), per dire, mentre la Gran Bretagna se ne guardò bene dal pensarci finché ha potuto farlo.

Il problema, però, fu che i legislatori italiani, da sempre creativi e fedeli alla loro tradizione, si inventarono un sistema probabilmente più equo dell’attuale ma pesantemente burocratico, incredibilmente macchinoso e completamente privo di certezza (una partecipazione dell’autore all’incremento del valore dell’opera calcolato in percentuale sul prezzo della prima vendita) tale da essere, nella pratica, inattuabile e che perciò rimase, coerentemente, inattuato.

Con l’approvazione della direttiva europea relativa al diritto dell’autore di un’opera d’arte sulle successive vendite dell’originale 2001/84/CE e la successiva sua attuazione in Italia (d.lgs 118/2006) le cose sono in parte cambiate.

Il fondamento del diritto di seguito è quello di uniformare gli artisti indipendentemente dal loro specifico campo. Le opere musicali, teatrali e letterarie sono legate al loro autore e questi trae frutto dalla loro più o meno grande fortuna. Il diritto di seguito consente agli artisti ‘figurativi’ di trarre profitto, almeno in parte, da quello che è l’unico momento avvicinabile all’utilizzazione successiva: la rivendita.

La finalità della direttiva, invece, era quella di armonizzare il mercato comunitario (senza peraltro garantirlo dal resto del mondo). Nel momento della sua approvazione, infatti, le legislazioni nazionali erano le più disparate se non assenti come in Austria, Inghilterra, Islanda e Olanda. Iniziativa lodevole, certamente, e pressoché inutile finché le aliquote IVA applicate dai diversi stati continueranno a creare un effetto distorsivo ben più grave.

Diritto

Ciò detto la legge sul diritto d’autore (L. 633/41, titolo III, capo II, sez. VI, artt. 144-155) stabilisce che gli autori delle opere d’arte e di manoscritti hanno diritto ad un compenso sul prezzo di ogni vendita successiva alla prima cessione delle opere stesse da parte dell’autore e ciò vale, quindi, anche quando l’opera o il manoscritto venga venduto a un prezzo inferiore a quello di acquisto.

Il diritto nasce quando nella vendita intervenga in qualsiasi veste, sia esso l’acquirente, il venditore o solo come intermediario, una casa d’aste, una galleria o un qualsiasi operatore professionale del mercato dell’arte. Nulla, quindi, è dovuto sulle vendite effettuate tra privati così come per:

  • le compravendite il cui prezzo sia inferiore a € 3.000 o
  • quando il venditore abbia acquistato l’opera o il manoscritto meno di tre anni prima della rivendita e il prezzo di tale rivendita non sia superiore a € 10.000 (l’onere della prova circa il termine dei tre anni è a carico del venditore. In assenza l’acquisto si presume effettuato oltre).

Nella tabella che segue sono riportate le aliquote previste dalla legge e le diverse casistiche per le quali bisogna preliminarmente tenere conto che:

  • in origine e fino al 21 marzo 2008 la soglia di € 3.000 era una franchigia su cui nulla era dovuto. A partire da tale data essa indica solo il prezzo sotto il quale non si applica il diritto di seguito mentre per cessioni aventi un prezzo superiore esso è dovuto sull’intero valore.
  • è stato fissato un tetto massimo al compenso pari a € 12.500 rendendo di fatto esente la quota di prezzo superiore a € 1.500.000.
  • per prezzo di vendita è da intendersi sempre quello al netto dell’IVA
prezzo di venditaAcquisti
dall’autoreda terzitra privati
daa< 3 anni> 3 anni
€ –€ 2.999,990,00%0,00%0,00%0,00%
€ 3.000,00€ 10.000,000,00%4,00%4,00%0,00%
€ 10.000,01€ 50.000,004,00%4,00%4,00%0,00%
€ 50.000,01€ 200.000,003,00%3,00%3,00%0,00%
€ 200.000,01€ 350.000,001,00%1,00%1,00%0,00%
€ 350.000,01€ 500.000,000,50%0,50%0,50%0,00%
€ 500.000,01oltre0,25%0,25%0,25%0,00%

Il diritto di seguito (che spetta all’autore ai suoi eredi o, in assenza di successori entro il sesto grado, all’ENAP) non può essere alienato né vi si può rinunciare (per evitare che artisti in caso di necessità o artisti giovani possano essere ingannati) e dura per tutta la vita dell’artista e anche oltre fino al settantesimo anno successivo alla sua morte.

Il venditore è il soggetto su cui grava il ma obbligato in solido è anche l’operatore professionale che interviene nella transazione. Lo stesso operatore, inoltre, è obbligato anche a:

  • trattenere il compenso dal prezzo,
  • versare alla SIAE il compenso entro 90 giorni dalla vendita,
  • denunciare, entro la stessa data, la vendita alla SIAE.

Geografia

E le opere vendute all’estero? E quelle effettuate in Italia da operatori stranieri (facile l’esempio di operazioni nell’ambito di fiere ed esposizioni)?

Le vendite di opere di autori italiani che vengono effettuate all’estero come quelle concluse per il tramite di operatori abitualmente residenti in Italia sono soggette al diritto del paese in cui avviene la transazione. Sono quindi tutelate in ambito comunitario e nei paesi extraeuropei con cui esistano rapporti di reprocità. Se però la vendita viene conclusa in stai in cui non sia prevista una specifica tutela (come ad esempio la Svizzara), il diritto non è dovuto.

Di contro se il professionista opera stabilmente al di fuori dei confini italiani dovrebbe provvedere al versamento del compenso alla SIAE. E sottolineiamo il ‘dovrebbe’.

Filosofia

Ritenere che il diritto di seguito possa risolvere il problema dell’equiparazione dei mercati è, ovviamente, ingenuo e fuorviante. Come pensare che l’acquisto di un’opera possa essere influenzata in maniera sostanziale dal sottostare o meno a un prelievo che, anche finanziariamente, non appare significativo.

Né l’incasso del diritto potrà certamente modificare le sorti economiche di un artista. Si tratta, per le opere di fascia bassa, di cifre certamente poco significative (per le opere di grande valore il senso del prelievo tende a perdere addirittura senso) e soggette, oltretutto, alla decurtazione della provvigione dovuta all’onnipresente SIAE e alle relative imposte sul reddito.

La legge, inoltre, è spesso francamente eludibile (applicandosi solo alle transazioni che passano tramite professionisti del settore e escludendo quelle tra privati), passibile di traslazione sul prezzo in modo da gravarne l’acquirente al posto del venditore, poco efficace e, da ultimo, anche contraria alla propria ragione d’essere che dovrebbe essere l’incremento di valore dell’opera operando, invece, come una sorta di tassa sul passaggio di proprietà.

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