La rivoluzione mondiale del fisco secondo l’Ocse. Ecco le nuove regole per gli Stati e le multinazionali 

La rivoluzione mondiale del fisco secondo l’Ocse. Ecco le nuove regole per gli Stati e le multinazionali 

Il progetto Beps (Base Erosion and Profit Shifting) è articolato in 15 linee di azione. Dopo due anni di lavoro certosino mentre fuori si aprivano battaglie legali fra Ue e multinazionali ed esplodevano inchieste e scandali come il clamoroso LuxLeaks – che ha coinvolto il presidente della Commissione europea, l’ex premier lussemburghese Juncker proprio nella fase della sua investitura, a fine 2014 – l’Ocse presenta l’atteso pacchetto di misure e di nuovi standard con una conferenza stampa via web di Pascal Saint-Amans, direttore del centro per le politiche fiscali.

Le premesse, sulla carta, sono quelle di una rivoluzione mondiale del Fisco. Secondo le stime dell’organizzazione parigina il danno per gli Erari è calcolabile fra il 4 e il 10% della Corporate income tax (Cit), fra i 100 e i 240 miliardi di euro all’anno. In pratica, qualcosa come 500 miliardi già persi dall’avvio del progetto. Da tempo le multinazionali, (solo per una maggiore visibilità sui media si è parlato soprattutto di quelle del Web) sono nel mirino del Fisco europeo perché pagherebbero “troppo poche tasse”. Per qualcuno si tratta di vera e propria evasione, secondo altri è elusione, ma tecnicamente il tutto può essere derubricato a “pianificazione fiscale aggressiva” di aziende che sfruttano ogni possibile regola e cavillo per versare il meno possibile, restando nei limiti imposti dalla legge. Ora le cose sembrano poter cambiare per davvero.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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