Voluntary disclosure: i rischi delle leggi mal scritte

Acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari, il governo può finalmente varare il decreto sulla certezza del diritto che contiene la nuova disciplina sul raddoppio dei termini per l’accertamento. Si tratta di un passaggio chiave per l’effettivo decollo dell’operazione voluntary disclosure.

Oggi infatti la procedura resta al palo, perché se fatti configurabili come reati tributari emergono dopo lo scadere del termine ordinariamente previsto per l’accertamento, il termine stesso si raddoppia. La norma aveva l’obiettivo di offrire all’amministrazione finanziaria una scadenza più lunga per consentirle di procedere alle sue contestazioni nel caso in cui da indagini extratributarie emergessero fatti rilevanti come reati, ma di interesse anche ai fini dell’accertamento tributario. Si trattava, in sostanza, di fare sì che un comportamento potenzialmente oggetto di sanzione penale potesse essere valutato anche in sede tributaria, per non disperderne il potenziale contributo alle spese pubbliche.

Sennonché l’utilizzo che l’amministrazione ne ha fatto ha dato luogo a più di una perplessità. In particolare, forte di una certa opacità della norma, nei fatti l’amministrazione ha raddoppiato sistematicamente il termine ordinario per l’accertamento (quattro anni, che diventano cinque nell’ipotesi di dichiarazione omessa), sollevando – anche strumentalmente – contestazioni che avevano rilevanza penale: un’eventualità non difficile viste le soglie di punibilità davvero basse per imprese di medio-grande dimensione. E lo ha fatto spesso per rimediare a proprie inefficienze interne.

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