Airbnb, o il comunitarismo neoliberista

Airbnb, o il comunitarismo neoliberista

Airbnb celebra la buona notizia e si dice disposta a fare la sua parte per rendere la città «più aperta, accogliente e solidale, per chi ci vive e per chi la visita». In che modo non è dato a sapere ma appare chiaro che il clima istituzionale e i venti milioni di visitatori sperati rappresentino per Airbnb un’irripetibile occasione per affermarsi e legittimarsi sul mercato italiano con l’etichetta dell’economia collaborativa. Un’etichetta che non informa granché ma che serve a promuovere un’amplia gamma di iniziative e attività diversissime per tipologia, obiettivi e soggetti coinvolti.

Eppure il termine è (ab)usato indistintamente dai media e a sua volta ripreso dai rappresentanti politici chiamati a prendere atto dell’imparabile “rivoluzione”. Un cambio di paradigma per alcuni economisti, soprattutto di area liberista, che celebrano l’incontro tra il mercato e social network per promuovere «nuove forme di welfare autogestito dall’iniziativa privata». Insomma, è la quadratura del cerchio: il comunitarismo neoliberista.

viaAirbnb, o il comunitarismo neoliberista – Il lavoro culturale.

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