Dei delitti di corruzione e delle improbabili pene

“Volete prevenire i delitti? Fate che le leggi sian chiare, semplici, e che tutta la forza della nazione sia condensata a difenderle, e nessuna parte di essa sia impiegata a distruggerle”. Così Cesare Beccaria nel 1764, uno spunto particolarmente attuale se guardiamo al disegno di legge anticorruzione approvato pochi giorni fa dal Senato.

Una riforma che si cerca di condurre in porto – in attesa della deliberazione della Camera – a neppure tre anni dalla legge Severino del 2012, che pure aspirava a fornire una duratura cornice di regolazione alle politiche di prevenzione e contrasto della corruzione, a conferma dei limiti e degli esiti deludenti da essa conseguiti. E non è scontato che la nuova legge vi ponga rimedio.

È un passo nella giusta direzione, che potrebbe tuttavia rivelarsi insufficiente a scalfire i robusti equilibri della corruzione sistemica. Quella, per intenderci, che nelle parole dei uno dei protagonisti dello scandalo che ha investito il comune di Ischia, si fonda su “protocolli” consolidati, sull’uso di consulenze, subappalti o forniture in favore di soggetti legati ai pubblici ufficiali che gestiscono i medesimi appalti.

viaDei delitti di corruzione e delle improbabili pene| Michele Polo e Alberto Vannucci.

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