Lavoro outsider

Il mercato del lavoro in Italia negli ultimi anni ha subito drastici interventi legislativi che ne hanno modificato la struttura e la natura. Nuovi dualismi sono sorti, del tutto differenti da quelli che hanno caratterizzato il dibattito negli anni novanta, basati sulla dicotomia “insider” e “outsider”, ovvero tra lavoro garantito e non garantito, per dirla alla Ichino di quei tempi, o tra lavoro manuale e lavoro intellettuale-cognitivo o tra lavoro maschile e lavoro femminile.

Oggi tali dicotomie sono in buona parte scomparse, superate dai nuovi processi di valorizzazione sempre più cognitivi-relazionali che sfruttano la mercificazione della vita intera. Anche la dicotomia tra lavoro autonomo (di I, II, III generazione) e lavoro dipendente diventa sempre più rarefatta.

L’istituzionalizzazione della condizione di precarietà, grazie alla riconfigurazione di un mercato del lavoro che si allineerà lungo tre direttrici (apprendistato per i giovani meno qualificati, contratto a tempo determinato illimitato per la gran massa dei lavoratori e delle lavoratrici, contratto a tutele crescenti per i più qualificati), generalizza di fatto la precarietà come condizione soggettiva dell’esistente, accomunando in tale percezione tutte le fattispecie tipologiche del lavoro.

viaAndrea Fumagalli. Lavoro outsider | Doppiozero.

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