Non passa lo straniero

Erano le idi di settembre quando nel 1948 Maria Pia Caroselli di Sulmona Bellentani, contessa e madre di due bambine, impugnò una Browning calibro 9 e sparò, a villa D’Este, in direzione di Carlo Sacchi, industriale della seta e fedifrago.

Lui, sposato ma con un’altra, padre quarantacinquenne, amante della sua assassina e di parecchie altre, si era trovato una nuova favorita, Mimì Guidi, più vecchia di madame, ma libera e, pare, ben disposta.

Pia Bellentani non accettò di buon grado la fine di un amore durato otto anni e, con la pistola del marito, uccise l’amante con l’unico proiettile in canna. Poi si rivolse l’arma contro il petto premendo il grilletto, ovviamente senza alcun risultato. ‘Puttana’, disse il marito sopraggiunto nella sala insanguinata. Qualcun altro, precisino, ribattè ‘cornuto’.

Fabrizio Corona non era nato, ma il suo mestiere sì. Sangue, sesso, corna, lusso e nobiltà sono da sempre il pane del popolino come le storie in cui ci si fa beffe del diavolo e dei potenti e così il caso da tragico diventò nazionalpopolare. Rea confessa, la contessa, assassina senza attenuanti ma con il privilegio del rango: per un delitto che ad altri sarebbe costato caro a lei fu assegnato in saldo del 70%. Dieci anni, ridotti poi a meno di otto perché di fronte alla bellezza, al lignaggio e alla fama ci si mostra più deboli e indulgenti salvo poi, alle spalle, mostrare l’altra faccia della medaglia.

Strano questo nostro paese dalla doppia morale, di panni sporchi e piazze uguali, pronti a giudicare di nascosto e ad assolvere gli amici sempre che non ci fanno troppa ombra. Orgogliosi dei nostri astronauti se non si fanno vedere troppo in televisione, cacciatori di autografi e pettegoli seriali. Invidiosi e servili davanti al successo.

Stano questo paese pronto alle barricate per difendersi dagli acquisti dei barbari, a sentirsi derubato in casa se arrivano i cinesi senza pensare che per uno che compra c’è sempre qualcuno che vende passando alla cassa, terrorizzato dalla proprietà straniera ma in attesa di un emiro per avere uno stadio nuovo.

Siamo patrioti senza patria ma con una nazionale, un popolo di tifosi più che di pensatori, solerti televotanti e molto meno coscienziosi elettori. Guardiamo l’erba del vicino e non ne copiamo il verde ma ci versiamo sopra la nostra spazzatura.

E siamo angosciati dalla fuga dei nostri cervelli senza credere che chi rimane, spesso, non ha meno valore ma, forse, solo più coraggio. E bisogno di un paese che sappia riconoscerlo.

'Alzate gli occhi, stupitevi della bellezza effimera e vivete con la testa tra le nuvole' Qualcosa da leggere ogni giorno
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