Le finte verità

Le finte verità

Nei quadri di Rothko non c’è forma ma dimensione. Non c’è astrattismo ma pensiero. Ci sono piani sovrapposti, profondità senza bisogno di prospettiva. Eppure c’è ordine anche dove c’è tensione. Estro nella sua precisione.

La vita non ha istruzioni per l’uso, a parte quelle che ha scritto Perec, ma, come i quadri di Rothko, è fatta di dimensione e pensiero, profondità, ordine e tensione. Di prospettiva doppia, come minimo.

Nel 1904 Strauss andò in America. Fu ricevuto come un capo di stato in senato e alla Casa Bianca. A New York si esibì nel salone di esposizione dei pianoforti dell’emporio Wanamaker, un ipermercato sulla Broadway. Ci fu chi lodò questa eleganza accessibile del nuovo mondo, chi la visse come svendita (e non a buon mercato) della cultura europea.

La realtà è che ogni cosa ha almeno due facce. Guardarne una sola non rende giustizia, farne una media non ha mai un senso.

Non c’è sondaggio elettorale che non venga smentito dal voto, non c’è previsione economica che non possa essere letta con il senno di poi, non c’è statistica che non possa essere interpretata in ogni lingua possibile, possibilmente la più favorevole. Non c’è differenza tra gli outlook di un’agenzia di rating e i tarocchi di una maga se non nel prezzo del servizio. E trovare correlazioni è più facile di quanto possa sembrare.

L’andamento delle importazioni di olio negli USA dalla Norvegia è lo stesso di quello delle morti in incidenti contro un treno, come i divorzi in Alabama seguono una curva uguale al consumo procapite di latte intero negli Stati Uniti. Ha forse un senso? Forse sì ma è improbabile e ognuno, come in tutto, ci può vedere quello che vuole.

Come i film di Hitchcock, fatti di pensiero composto, citazioni profonde e umana doppiezza, ogni numero è un viaggio nell’inconscio, è arte presa in prestito, è una certezza nelle mani di un prestigiatore.

Nel 2001, a Parigi una mostra, snob e coltissima, espose oltre duecento dipinti di Rodin, Klee, De Chirico, Magritte e molti altri a cui Hitchcock si ispirò, più o meno segretamente. Rothko no, non c’era, ma in fondo era come se. Fu un buon pretesto per pensare un po’ più in profondità che non si dovrebbe mai essere sicuri di niente, men che meno di chi ci vuole raccontare il futuro, numeri alla mano.

E che bisognerebbe essere pronti a pentirsi di ogni cosa. Come quando Hitchcock, proprio lui, comprò un Picasso. Picasso che, dopo averne visto una foto, gli scrisse un telegramma: ‘Spiacente doverla informare, trattasi di falso’.

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(A sinistra ‘Bocca baciata’ di Dante Gabriel Rossetti. A destra Ingrid Bergman in ‘Sotto il capricorno’)

I palazzi del potere - Claudio Onorato per Modello Unico FocusOn 2.15
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