Alle radici del lavoro invisibile: il lavoro delle donne

Alle radici del lavoro invisibile: il lavoro delle donne

Negli ultimi anni molto è stato pensato e detto attorno al lavoro, in un movimento altalenante di rivendicazione e proposta, a tratti orfano di una coscienza collettiva sul lavoro.

Quello che si è tentato di fare è stato ridisegnare i contorni di un soggetto politico attorno alle condizioni di precarietà lavorativa e di vita, contorni che hanno rotto i luoghi di lavoro (spesso isolati) irrompendo nelle città, nei luoghi pubblici, misurandosi su modalità differenti di contrattazione.

Un percorso in cui le donne hanno avuto una voce autorevole che ha parlato a tutti, a partire dalla loro esperienza di dentro-fuori dal mercato del lavoro, elemento ricorrente nella storia del lavoro femminile, e dalla libertà di un soggetto “a margine”, mai pienamente incluso e aderente al sistema del lavoro.

Pensare che sia possibile avere e darsi possibilità, spazi di libertà, senza passare per lo scambio economico, ma attivando altre forme di scambio, di relazioni, di spazi condivisi è il concetto che è alla base della rivendicazione di un sistema di diritti sganciato dal lavoro: il diritto all’abitare, all’istruzione, alla mobilità, alla cultura, alla salute, ma anche il diritto a un reddito di base e a un tempo fertile sottratto alle regole della produzione, un tempo generativo.

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