Segnalazione alla Centrale Rischi: spunti di riflessione sugli obblighi degli intermediari per una corretta segnalazione del merito creditorio

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Con la Comunicazione in data 7 febbraio 2014, la Banca d’Italia ha affrontato la questione (molto attuale) dei riflessi derivanti dalla ammissione del debitore alla procedura di Concordato Preventivo sulla classificazione dello stato dell’affidamento creditizio segnalato dagli intermediari alla Centrale dei Rischi.

Nella categoria di censimento “a sofferenza” va ricompresa l’esposizione debitoria di soggetti che versino in stato di insolvenza (anche non giudizialmente accertato), o in condizioni sostanzialmente equiparabili, prescindendo da eventuali garanzie del credito (reali o personali) esistenti. L’appostazione “a sofferenza” deve sempre essere preceduta da valutazioni dell’intermediario sulla complessiva condizione finanziaria del cliente, non potendo tale classificazione automaticamente scaturire da un mero ritardo nei pagamenti dovuti. Il presupposto per la segnalazione “a sofferenza” implica una condizione di difficoltà economica di minore gravità rispetto alla insolvenza, quest’ultima idonea a fondare la dichiarazione di fallimento.

Le segnalazioni “a incaglio”, invece, coincidono con una temporanea situazione di obiettiva difficoltà di far fronte agli impegni di pagamento, suscettibile di essere rimossa in un congruo periodo di tempo. Il canone della reversibilità è, allora, lo scrimen da utilizzare per ricondurre tali situazioni sotto l’alveo di una segnalazione a incaglio.

La finalità della disposizione sta nell’innescare l’allerta su situazioni potenzialmente critiche, portando a conoscenza degli istituti di credito (e intermediari) le cattive condizioni finanziarie della clientela al fine di limitare ulteriori concessioni creditorie.

La Banca d’Italia ha, così, specificato che con la presentazione della Domanda di Concordato Preventivo liquidatorio (anche nel caso di Domanda di Concordato c.d. “in bianco”) ovvero di Concordato in Continuità Aziendale, l’esposizione del debitore deve essere classificata ad “incaglio” e non a “sofferenza”. Ciò fino a che: a) non ricorrano elementi obiettivi nuovi che inducano gli intermediari a classificare la posizione debitoria “a sofferenza” (in questo caso gli intermediari sono obbligati a segnalare il nominativo a sofferenza nonostante l’ammissione alla procedura concordataria); b) l’esposizione sia già classificata “a sofferenza” al momento della presentazione della domanda di concordato (pertanto, le posizioni giudicate in sofferenza resteranno tali anche dopo l’ammissione alla proceduta concordataria).

Con sentenza del 22 dicembre 2014 il Tribunale di Monza ha specificato che l’integrazione della Domanda di Concordato “in bianco”, quando si sostanzi in un’ammissione dello stato di insolvenza da parte dello stesso imprenditore, costituisce fatto nuovo idoneo a giustificare una classificazione del credito “in sofferenza” (un comportamento omissivo in tal senso esporrebbe l’istituto di credito a rischio di sanzioni da parte della Banca d’Italia).

Per la correzione di eventuali errori nelle segnalazioni eseguite, l’interessato deve rivolgersi direttamente all’intermediario e, per conoscere la propria posizione presso la Centrale dei Rischi, alle filiali della Banca d’Italia.

Contro l’errata segnalazione alla Centrale dei Rischi, l’interessato è legittimato a ricorrere al Tribunale in via d’urgenza al fine di ottenere la cancellazione della segnalazione ovvero una sua rimodulazione (cfr., tra i tanti, Trib. Verona, 19 marzo 2013, in www.ilforo.it, 2014, 1, I, 2014). Va anche aggiunto che la questione relativa alla indebita segnalazione alla Centrale dei Rischi non costituisce violazione del diritto alla riservatezza (tutelato dal d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, Codice privacy), in quanto esso concerne la sfera di riservatezza del soggetto coinvolto in un eventuale trattamento dei dati; nel caso della errata segnalazione alla Centrale dei Rischi, invece, sono oggetto di controversia interessi giuridici differenti, attinenti alla sfera patrimoniale dell’imprenditore, lesi da un atto che si assume illegittimo e tale da comportare significative ripercussioni nell’attività di impresa (cfr., Trib. Asti, 2 febbraio 2015).

Sotto il profilo risarcitorio, l’istituto di credito che effettui una segnalazione errata, causando di conseguenza un danno al correntista, è responsabile nei suoi confronti del danno arrecato. La giurisprudenza riconosce la possibile sussistenza di una duplice forma di responsabilità: una responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c. per violazione del principio del neminem laedere (cfr., ancora, Trib. Verona, 19 marzo 2013) e un profilo di responsabilità contrattuale per violazione dei canoni di diligenza, correttezza e buona fede (cfr., Trib. Nocera Inferiore, 23 maggio 2011).
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Articolo a cura dello Studio Legale de Tilla

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