L’IVA nei confronti della pubblica amministrazione

frontale-newsletter-detilla La Legge di stabilità all’art. 1, c. 629, lettera b, ha introdotto, a partire dal 1° gennaio 2015 l’istituto dello split payment (che in italiano suona tipo scissione dei pagamenti). In base a tale meccanismo chiunque emetta fatture per cessioni di beni e prestazioni di servizi nei confronti della pubblica amministrazione (o, per essere più precisi e come vedremo, di alcune pubbliche amministrazioni), dovrà indicare ordinariamente nel documento l’IVA ma quest’ultima non dovrà più essere versata allo Stato dal fornitore del bene e/o del servizio bensì dalla stessa amministrazione acquirente. Il fornitore pertanto incasserà dall’amministrazione pubblica solo l’importo imponibile e contabilizzerà la fattura non includendo l’imposta nelle liquidazioni periodiche (non rappresentando più per lui, ovviamente, un debito erariale). Lo split payment non si applica:

  • in caso di operazioni nei confronti delle pubbliche amministrazioni per le quale è adottabile il meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge);
  • alle operazioni rese da professionisti assoggettati a ritenuta a titolo d’acconto.

Dal prossimo 31 marzo 2015, poi, le fatture nei confronti della pubblica amministrazione dovranno essere emesse e gestite esclusivamente in formato elettronico. Lo scorso 9 febbraio 2015 è stata pubblicata una circolare ministeriale che ha fornito alcuni chiarimenti sull’ambito applicativo della disposizione e ha altresì stabilito che non verranno applicate sanzioni per le violazioni commesse nel periodo antecedente la pubblicazione della circolare. Ambito applicativo e temporale Lo split payment riguarda esclusivamente le operazioni soggette al rilascio di fattura rimanendo escluse le operazioni documentate da:

  • ricevuta fiscale;
  • scontrino fiscale;
  • altre modalità semplificate di certificazione specificatamente previste.

Ai fini dell’individuazione del momento di applicazione della nuova disciplina, la circolare ha chiarito che occorre considerare esclusivamente le operazioni il cui corrispettivo sia stato pagato dopo il 1° gennaio 2015 sempre che le stesse non siano state già fatturate anteriormente alla predetta data. Pertanto per le operazioni già fatturate nel 2014, sebbene non ancora incassate alla data attuale, non si dovrà applicare il nuovo meccanismo. Ambito soggettivo La circolare fornisce un elenco delle Amministrazioni pubbliche cui gli operatori, in presenza degli altri requisiti previsti, dovranno emettere fattura con il meccanismo dello split payment, ed invita alla consultazione su internet dell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni cui fare riferimento ai fini della valutazione sulla corretta modalità di fatturazione. In particolare le amministrazioni pubbliche individuate sono:

  • Stato e altri soggetti qualificabili come organi dello Stato, ancorché dotati di autonoma personalità giuridica, ivi compresi, ad esempio, le istituzioni scolastiche e le istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM);
  • enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane) e consorzi tra essi costituiti ai sensi dell’art. 31 TUEL, nonché gli altri enti locali indicati dall’art. 2, D.Lgs. n. 267/2000 (Comunità montane, Comunità isolane e Unioni di Comuni);
  • Camere di Commercio e istituti universitari;
  • ASL ed enti ospedalieri (ad eccezione degli enti ecclesiastici che esercitano assistenza ospedaliera);
  • enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico (IRCCS);
  • enti pubblici di assistenza e beneficienza, ossia, Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) e Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP);
  • enti pubblici di previdenza (INPS, Fondi pubblici di previdenza).

In considerazione del fatto che gli elenchi forniti dall’amministrazione finanziaria non possono ritenersi esaustivi e che laddove, in relazione a taluni enti, dovessero permanere dei dubbi sull’applicabilità del meccanismo della scissione dei pagamenti, il fornitore potrà inoltrare specifica istanza di interpello, ai sensi dell’art. 11 della L. n. 212/2000. Sanzioni Come già precedentemente indicato l’Agenzia delle Entrate ha specificato che non verranno applicate sanzioni per le violazioni eventualmente commesse anteriormente all’emanazione della circolare del 9 febbraio 2015 fornendo, altresì le seguenti istruzioni da seguire in caso di errori nella fatturazione:

  • in caso di erronea emissione di fattura con addebito dell’imposta il fornitore che abbia incassato l’IVA da parte della pubblica amministrazione e successivamente versato nei modi ordinari all’erario non dovrà effettuare alcuna variazione;
  • nel caso di erronea emissione di una fattura con l’annotazione scissione dei pagamenti il fornitore dovrà invece correggere il documento e richiedere alla pubblica amministrazione l’IVA non pagatagli per procedere con la liquidazione e il versamento dell’imposta nei modi ordinari.

A regime tuttavia le sanzioni applicabili saranno così calcolate:

  • per il fornitore che abbia emesso la fattura: 100% dell’imposta relativa all’operazione irregolarmente fatturata;
  • per la pubblica amministrazione che abbia acquistato il bene o il servizio nell’ambito dell’attività commerciale: 100% dell’imposta per non aver regolarizzato la fattura irregolarmente emessa dal fornitore;
  • per la pubblica amministrazione che abbia acquistato il bene o il servizio nell’ambito dell’attività istituzionale: 30% del dovuto per l’omesso o insufficiente versamento dell’imposta.
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