Il commercialista che predispone la contabilità per l’esportatore abituale è tenuto al risarcimento del danno da questi subito a causa dall’errata tenuta dei conteggi.

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Il D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972 consente agli operatori economici che effettuino abitualmente esportazioni intracomunitarie di usufruire di un trattamento fiscale di favore sugli acquisti: è di fatti concesso loro effettuare acquisti in regime di esenzione dall’Imposta sul Valore Aggiunto fino a concorrenza del valore complessivo delle esportazioni poste in essere nell’anno precedente.

In tal modo l’imprenditore può eseguire acquisti senza pagare l’I.V.A. fino a che la spesa sostenuta per gli stessi raggiunga il valore delle esportazioni effettuate l’anno precedente: tale margine di esenzione costituisce il cosiddetto “plafond”, che sarà tanto maggiore quanto maggiore è il volume delle esportazioni, e andrà diminuendo nel corso dell’anno fiscale man mano che l’imprenditore acquista in regime di esenzione dall’I.V.A.

Nel caso in cui l’impresa raggiunga e, successivamente, superi il limite massimo degli acquisti (limite, giova ribadire, pari al valore delle esportazioni dell’anno precedente), sarà necessario conformarsi al regime d’I.V.A. ordinario, provvedendo da quel momento sino a fine anno a versare l’imposta regolarmente (vedi art. 8 D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972).

Accade sovente che l’imprenditore (esportatore abituale) incarichi un professionista ad hoc per il calcolo annuale del plafond I.V.A. disponibile, investendolo del preciso compito di decurtarne il valore ad ogni acquisto effettuato in regime di esenzione dall’I.V.A. e di avvertirlo una volta che il plafond risulti incapiente.

Il Tribunale di Firenze (cfr. T. Firenze, 28 dicembre 2014, in www.ilcaso.it, 11930) è tornato ad affrontare l’argomento della responsabilità del professionista per i danni subiti dall’imprenditore (cliente) il quale non abbia avuto modo di conformarsi al regime IVA ordinario a causa di un errore di calcolo del plafond da parte del proprio commercialista.

La questione è stata l’occasione per chiarire (ancora) che quella prestata dal commercialista nei confronti del cliente è una responsabilità di natura contrattuale e che dall’inadempimento ne consegue l’obbligo del professionista al risarcimento dei danni sofferti dal cliente. Nello specifico, essendosi l’incarico esplicitato nella gestione dell’IVA per conto dell’impresa, l’errata comunicazione dei dati riguardanti il plafond IVA (perché comunicato un plafond superiore a quello consentito dalla legge) determina l’obbligo del commercialista al risarcimento del danno sofferto dall’impresa (tradottosi, nella sostanza, nella sanzione comminata dall’amministrazione finanziaria).

La pronuncia assume anche un rilievo ulteriore perché il giudice del merito è stato altresì investito del compito di indagare in ordine alla responsabilità concorrente di altro professionista che, avvalendosi dei dati forniti dal suo collega (con specifico riguardo all’IVA), abbia su di questi provveduto a redigere una Dichiarazione dei redditi rivelatasi poi errata. E’ stato precisato che qualora i dati relativi all’IVA elaborati da uno dei professionisti della cui opera l’imprenditore si avvale vengano comunicati ad un altro (professionista) – investito del solo compito di predisporre la Dichiarazione dei redditi annuale sulla base dei dati forniti dal primo – questo ultimo non è obbligato al risarcimento del danno per l’errata elaborazione della Dichiarazione annuale in quanto non tenuto ad una sistematica revisione della precedente opera professionale. Salvi (ovviamente) i limiti di un palese e manifesto macroscopico errore.

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Articolo a cura dello Studio Legale de Tilla

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