Delitto imperfetto

Ci sono coppie tormentate e legate a doppio filo, coppie la cui storia non finisce bene.

Anna Fallarino e suo marito, nobile e assassino, ad esempio. O Bertrand Cantat e Marie Trintignant, famosi, idealisti e insieme tormentati.

Economia e finanza, anche.

Hanno nomi che vanno di pari passo, sui giornali e sulla bocca della gente come sposi di lungo corso, come un’unica identità. Nomi dei quali non ci si chiede più se siano davvero qualcosa più di due persone, quale sia o sia stato il loro progetto condiviso e condivisibile. Nomi da citare comunque assieme perché è così che deve funzionare.

Ma il conte Casati Stampa ha ucciso sua moglie per gelosia e così ha fatto Cantat con la sua compagna. Lo stesso la finanza con l’economia, ma per avidità, questa volta. Perché finanza ed economia, ormai, non hanno più molto a che fare. Perché la borsa é un casinò dove il valore di una società non c’entra più nulla con la sua capitalizzazione. Perché chi investe lo fa sulle probabilità, probabilità che non sono un caso per tutti ma la speculazione di alcuni. Perché quello che vale non sono le idee applicate alla realtà, al futuro del fare, ma all’inganno presente di chi ‘ci sa fare’.

Il valore dell’arte non é più l’arte ma la disumana programmazione della popolarità e fare impresa, così come fare arte, ha ormai meno valore dei like su un social network perché il valore, ormai, non si misura più dal coraggio, dalle idee, dalla cultura ma su quanta incondizionata accettazione siamo in grado di creare.

La finanza è il giro di denaro di un club esclusivo e mondiale, l’economia il calcio giocato dai bambini nelle piazze con passione e fiducia. La finanza è Lars Thorwald, l’economia sua moglie mentre noi, troppo spesso, ci limitiamo a guardarli dalla nostra finestra.

La finanza, alla fin fine, è solo un gioco. E allora, viene da chiedersi, perché scommettere contro una slot-machine, la fortuna o la probabilità debba essere diverso da una vendita allo scoperto, un future, un aleatorio guadagno di borsa spesso frutto di irrazionali speculazioni? Perché scommettere sui cambi dovrebbe essere più moralmente accettabile dell’investire i propri soldi in una partita di poker?

‘Chi vuol diventare filosofo deve imparare a non spaventarsi delle assurdità’ disse Bertrand Russell. Ma noi che filosofi non siamo rimaniamo colpiti dalle assurdità e reagiamo provocando, immaginando, chiedendo.

Troviamo assurdo questo nostro Stato biscazziere che guadagna sui vizi (su qualcuno di più e su altri meno), che vieta la pubblicità delle sigarette ma permette quella del gioco d’azzardo, che ci chiede di bere responsabilmente ma irresponsabilmente, girando la testa e allungando la mano, lascia che le persone si rovinino con le proprie mani. Ci sembra assurdo uno stato moralista che non tassa la prostituzione ma per soldi accetta molti compromessi e si diverte con il gioco. Uno Stato che fuma e beve, a giudicare da come scrive le proprie leggi. Che non tassa le stesse cose allo stesso modo: i guadagni di borsa e le vincite al gioco, ad esempio.

Uno Stato che non si rende conto di quanto costi l’incertezza del diritto. Di quanto costi in tempo perso, in denaro buttato. Di quanto ciò penalizzi i contribuenti virtuosi che non riescono a pagare il dovuto senza un senso di aleatorietà e inadeguatezza che continuerà a sposarli finché prescrizione non li tranquillizzi.

Uno Stato edonista che favorisce il gioco e penalizza il lavoro (quello di chiunque, perché anche chi non dipende lavora).

(E, allora, delle due l’una: perché non tassare tutto allo stesso modo, e all’aliquota più alta ché se bisogna lucrarci bisogna farlo bene, o altrimenti perché non stringere il cerchio al gioco d’azzardo, che sia in una sala giochi o in una sala borsa, tutelarci da improvvise voglie di poco probabili guadagni facili e immeritati? Oppure, meglio: perché non tutte e due le cose, perché non fare dello Stato una cosa davvero pulita, seria, pubblica e a servizio?)

Bonus/Maalox Il minimo dei minimi
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1 Comment

  • Anonimo 2 febbraio 2015 at 18:52

    bella l’idea di stato che ne emerge, se solo ce ne avvicinassimo un pò sarebbe un bel passo!!

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