Contenzioso bancario: la prova a carico della banca convenuta per la restituzione delle somme indebitamente pagate dal correntista

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Nel contenzioso che vede sempre più sovente contrapposte le banche e i loro clienti (questi ultimi nell’intento di vedersi riconosciuta la restituzione delle somme pagate in più, nel corso del rapporto, per effetto di clausole contrattuali nulle) la giurisprudenza si è soffermata nell’indagare quando la richiesta di restituzione formulata dal correntista contro la banca possa essere dichiarata prescritta.

L’azione volta alla restituzione di quanto pagato in misura maggiore rispetto al dovuto da parte del correntista è soggetta al termine di prescrizione di dieci anni che, in costanza di rapporto di conto corrente, decorre non dalla data di annotazione dei singoli versamenti “in conto”; ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto corrente. Ciò in quanto i versamenti eseguiti dal correntista a favore della banca nel corso del rapporto e prima della sua chiusura, salvo il caso in cui abbiano una natura solutoria del debito, sono da considerarsi a tutti gli effetti “pagamenti” solo se hanno determinato un effettivo spostamento patrimoniale a favore della banca.

La Corte di Cassazione (http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/7338.pdf) ha distinto il caso in cui il correntista, in pendenza del rapporto:

  • non abbia effettuato versamenti; ovvero
  • li abbia effettuati; in tale ipotesi viene operata, però, la distinzione funzionale tra:
    • versamenti aventi natura solutoria (in cui vi sia stato un effettivo spostamento patrimoniale a favore della banca perché eseguiti su un conto corrente passivo a cui non accede nessuna apertura di credito o quando i versamenti siano destinati a coprire parzialmente un passivo maggiore dell’accreditamento);
    • versamenti aventi funzione ripristinatoria (in cui il passivo sia maggiore dell’accreditamento e i versamenti abbiamo la sola funzione di ripristinare la provvista di accreditamento).

Sulla base di questo principio si è affermato che, per i versamenti eseguiti e aventi natura ripristinatoria, il termine di prescrizione decennale dell’azione di restituzione delle somme pagate in più dal correntista a favore della banca decorre solo dalla data di chiusura del conto corrente.

L’eccezione di prescrizione del diritto azionato dal correntista contro la banca è rilevabile solo dalla banca convenuta e non d’ufficio dal giudice; ne consegue che, ove il giudizio sia introdotto dal correntista in una fase in cui il rapporto di conto corrente sia ancora in essere, la banca ha l’onere di indicare in modo dettagliato le singole prestazioni di natura solutoria (rispetto a quelle di natura meramente ripristinatoria) per i quali è da ritenersi spirato il termine di prescrizione di legge.

In difetto di tale prova l’eccezione di prescrizione non risulta ammissibile (come ha anche recentemente ribadito il Tribunale di Lecce che è intervenuto affermando in modo chiarissimo che, dinanzi a una eccezione di prescrizione generica e non dettagliata – ossia sollevata in assenza di alcuna specificazione da parte della banca sulla natura dei versamenti eseguiti – l’eccezione è inammissibile; http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/ban.php?id_cont=11848.php).

La stessa Corte di Appello di Milano (sentenza n. 3512/14) ha osservato come l’onere della specifica individuazione del carattere delle rimesse sul conto corrente (solutorio o ripristinatorio) gravi sulla banca dal momento che, per incontestabile principio generale, l’onere di provare il fatto su cui un’eccezione si fonda incombe su chi formula la stessa e che l’esistenza e l’entità di un affidamento risulta funzionale, non tanto alla prova della fondatezza della domanda di indebito (svolta dal correntista), quanto alla prova della fondatezza dell’eccezione di prescrizione (svolta dalla Banca).

Riassumendo quando sopra, pertanto, si conclude che il mancato assolvimento da parte della banca di tale onere probatorio comporta che tutte le rimesse dovranno considerarsi ripristinatorie della provvista e inaccoglibile l’eventuale eccezione di prescrizione sollevata dall’istituto di credito.

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