Attribuzione delle ritenute: versare ai soci anziché allo Stato

L’attribuzione delle ritenute subite da soci di società di persone o di associazioni senza personalità giuridica è l’oggetto di una norma non recentissima ma, forse, spesso dimenticata e che vale la pena di ricordare.

I soci di società di persone o di associazioni professionali, infatti, possono trasferire alla società o all’associazione le ritenute d’acconto (subite nell’esercizio in forma associata dell’attività di impresa o professionale) che residuano dopo lo scomputo del proprio debito Irpef affinché queste possano poi utilizzarle in compensazione dei propri debiti tributari e contributivi.

Per poter far sì che tali ritenute possano essere utilizzate devono essere presenti due aspetti essenziali:

  • i soci/associati devono preventivamente esprimere il proprio assenso attraverso un atto avente data certa (a tal fine è sufficiente una comunicazione via PEC).
  • il socio/associato potrà trasferire alla società/associazione le ritenute Irpef purché dalla sua dichiarazione dei redditi non emerga un debito d’imposta. Il trasferimento di tali ritenute da parte del socio/associato alla società/associazione potrà avvenire alternativamente in modo
    • permanente (automaticamente nel corso dei diversi esercizi fino ad espressa revoca)
    • temporanea (ogni anno i soci/associati decideranno se rinnovare o meno il consenso al trasferimento delle ritenute).

Se i soci/associati sono titolari di altri redditi, saranno utilizzate a scomputo dell’Irpef le ritenute secondo il seguente criterio:

  • in primo luogo dovranno essere utilizzate in compensazione le ritenute derivanti dalle altre attività;
  • dopodiché verranno utilizzate le ritenute attribuite dalla società/associazione;
  • a questo punto, qualora residuino crediti, l’eccedenza di queste ultime potrà essere trasferita.

Il socio non è obbligato a ritrasferire alla società/associazione l’intero ammontare delle ritenute residue ma potrà decidere di trattenere una parte di tali ritenute per l’utilizzo in compensazione di altri debiti tributari (l’IMU, ad esempio) né l’adesione deve per forza essere espressa da tutti i soci/associati: ogni singolo socio/associato avrà la possibilità di decidere se trasferire delle ritenute alla società/associazione oppure no e la decisione di un socio non vincola gli altri.

Il trasferimento delle ritenute è irreversibile e quindi le ritenute residue trasferite alla società/associazione non possono essere nuovamente trasferite ai soci.

Il trasferimento delle ritenute è considerato una partita di giro tra soci e società che ha solo natura finanziaria e non sarà, pertanto, soggetta ad alcun tipo di tassazione. Questo meccanismo consente al socio/associato di poter:

  • riportare a nuovo l’eccedenza del credito scaturito dalla dichiarazione dopo che si è proceduto all’eventuale compensazione con altre imposte personali;
  • evitare di chiedere il rimborso del credito derivante dalla propria dichiarazione dei redditi, con tempi mai precisi sulle tempistiche di rimborso;
  • trasferire le ritenute alla società/associazione con il risultato che al socio verrà erogata la somma corrispondente alle ritenute cedute (ottenendo così una sorta di rimborso immediato del proprio credito tributario) mentre la società/associazione potrà contare su un credito da portare in compensazione (in sostanza versando al proprio socio anziché allo Stato).

In un Paese in cui i crediti delle imprese verso lo Stato per forniture e per imposte pagate in eccesso hanno raggiunto un livello insostenibile sono queste le riforme che vanno introdotte, sostenute e di cui approfittare. Un po’ di ossigeno, di questi tempi.

 

 

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