Amor vacui/2

Gilles Deleuze è stato uno dei più importanti filosofi del secolo scorso. Uomo dalle unghie lunghissime e dalla memoria a suo dire corta Deleuze sosteneva che filosofia, arte e scienza (come i poeti per Pasolini) hanno il fine comune di ‘dare stile al caos’, di riordinare, per quanto possibile, almeno un po’ dell’esistenza umana, di riempirne qualche buca lungo la strada.

Deleuze si dichiarava felice della propria inevitabile capacità di dimenticare quanto studiato perché, in tal modo, si perpetuava ogni volta il piacere di imparare, di riempire quelle buche.

È un’epoca di lacune, questa, e di cambiamenti radicali e liberi. Di vuoti grandi dove ognuno è più responsabile delle proprie opportunità. Lo è sotto il profilo politico dove esiste un difetto di rappresentanza, dove occorre capire il mondo nuovo, dove occorre cambiare perché se cambiano società ed economia allora devono cambiare anche le regole così come il fisco o i sindacati, gli ordini professionali e le istituzioni.

‘Serviranno altre organizzazioni ma è dal mondo del lavoro che si deve ripartire. Serve la capacità di rappresentare i lavori oggi prevalenti’ ha scritto Colin Crouch, sociologo e politologo inglese, nel saggio Quanto capitalismo può sopportare la società? Si discute spesso di contratti e di salari, di credito e di debiti ma sarebbe il caso di riformulare il pensiero economico partendo dalle persone, dalle necessità, dalla sostenibilità. E ‘dalle donne che già nel quotidiano intrecciano vita e lavoro’.

Ogni crisi, per quanto non desiderabile come ogni guerra, lascia macerie e spazi aperti. La lacuna espande il senso e se in letteratura il non detto apre gli occhi dell’interpretazione, obbliga l’anima a una continua azione per supplire ciò che il poeta non dice, in economia il vuoto deve stimolare la discussione, la creatività, l’impulso verso una nuova realtà.

La Venere di Milo sarebbe così famosa e riconoscibile se avesse ancora le sue braccia? In quelle braccia mancanti ci sono tutte le possibilità che possiamo immaginare, c’è il coraggio che serve agli audaci per avere fortuna, c’è l’idea di futuro.

* Le parole in corsivo sono prese in prestito dal libro di Nicola Gardini, Lacuna – Saggio sul non detto.

Ci spiace per chi non c'era (Modello Unico/Marina Alessi - 5 novembre 2014) Quasi pronti
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