Si-può-fare!

L’ape e la locusta è il titolo di un libro di Geoff Mulgan, un professore inglese che ebbe incarichi nel governo Blair e che ora dirige il National Endowment for Science, Technology and the Arts  (Nesta). Il libro rilegge la logica del capitalismo moderno in bilico tra le relazioni umane viste come risorsa nella produzione del valore e istinto predatorio e autoreferenziale, tra solidarietà finalizzata a un obiettivo comune e opportunismo egoistico.

Comprendere la natura ambivalente del capitalismo è importante per tre ragioni, che vanno al cuore della politica contemporanea. Prima di tutto è cruciale per individuare le cause della crisi, che è stata innescata da un boom di attività predatorie, specialmente nel settore della finanza, che hanno finito per sottrarre valore al resto dell’economia in dosi colossali. … In secondo luogo, cogliere con chiarezza la natura ambivalente del capitalismo è cruciale per formulare strategie plausibili. Le ricette ideali dovranno coniugare misure atte a tenere a freno gli atteggiamenti predatori incentivando al contempo le attitudini creative, spaziando dall’imprenditorialità alle università. Terzo punto, la comprensione sarà fondamentale ai fini politici. L’opinione pubblica di sicuro non presterà fede a partiti politici incapaci di distinguere l’imprenditorialità buona da quella cattiva, l’innovazione valida da quella non meritevole, le buone pratiche aziendali dai cattivi esempi.

Proprio questo terzo punto sembra sfuggire nelle politiche nazionali ma, soprattutto, in quelle europee. Quelle imposte da frau Merkel. Il contenimento della spesa e il rigore tedesco hanno consentito alla Germania performance ‘spettacolari’ ma, come dietro ogni vero spettacolo anche in questo caso si nasconde il trucco. Ai tempi della crisi greca le banche più esposte erano quelle tedesche. Il salvataggio c’è stato, pagato salato soprattutto dai greci (oltre che da stati, come l’Italia, quasi per nulla coinvolti). Ma a ben vedere i compiti a casa fatti da altri hanno salvato soprattutto la Germania

L’economia tedesca si basa molto sulle esportazioni (e sull’indebitamento degli altri paesi, un tempo europei e ora extracontinentali, necessario per acquistare i prodotti tedeschi) e poco sulle infrastrutture interne, su un mercato del lavoro che nessun sindacato italiano accetterebbe mai e che hanno permesso alle aziende alti profitti senza adeguati investimenti.

La locusta tedesca ha una visione capitalistica e miope dell’economia, è un paese più egoista che egemone (e non è una novità). In questa specie di terza guerra mondiale il ruolo delle sue banche non è certamente secondario e resta da vedere quanto a lungo i problemi nascosti di uno stato possano essere scaricati su altri 27 e quanto abbia senso (e quanto verrà ancora sopportato)  investire su un rigore insostenibile (e per certi versi insensato) quando questo non favorisce tutti equanimemente.

Serve cambiare strada prima che il corpo europeo, quella specie di Frankenstein formato di pezzi diversi, crolli e si smembri invece di camminare.

Non è impossibile: basta pensarsi api.

Save the date - Modello Unico/Marina Alessi, 5 novembre 2014 ore 19.00 Zucchero e catrame (Milano, che fatica)*
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