Zucchero e catrame (Milano, che fatica)*

Zucchero e catrame (Milano, che fatica)*

A Milano si sta come in molti altri posti. Conta l’abitudine e, come con le persone che conosci bene, sai già cosa aspettarti, nel bene e nel male, mentre ogni tanto ancora ti sorprendi. Nel bene e nel male.

Milano potrebbe ma non sempre riesce, è intelligente ma non si applica. È una maionese impazzita, un negroni ben fatto, gente ignorante e persone da amare. Milano nasconde le proprie meraviglie, qualche volta anche a se stessa. Milano è pigra ma merita fiducia almeno finché non andremo a vivere al mare.

Milano è dove gli uomini cercano ciò che hanno sempre sognato e vivono sapendo che quei sogni non potranno esistere. È un capro espiatorio, un’ottima scusa, una valigia aperta, bianca come le fauci di un coccodrillo. Un carezzevole altrove, non ricambiato. Milano non ha un cuore comune ma vive di quello di milioni di persone, tutte inconsapevoli, qualcuna meravigliosa. Milano è un luogo comune ma nel senso sbagliato.

A Milano si sta come sugli alberi le foglie, pronti a scappare per un fine settimana o un’altra vita. È terra di conquista, un seno stanco a cui troppo spesso ci si attacca gratis. Perché le città non esistono senza cittadini e qui, ormai, cittadini non ce ne sono più tanti. Solo qualche identità tra migliaia e migliaia di altre facce.

Milano la fa la gente ma di gente che voglia fare Milano non ce n’è. Perché non servono nuovi palazzi se nessuno li abita, non servono uffici se non c’è lavoro. Non serve niente se non c’è scambio.

Le grandi città si specchiano nell’acqua. Milano la sua acqua la seppellisce sotto l’asfalto. E confonde un cavalcavia con l’High Line di New York. Qui si passa, si critica e si sfrutta. Qui la gente per lo più prende. Qui non si crede che la città sia nostra ma si sfregia senza rimorso e si allunga il passo per andar via in fretta. Perché nessuno è abbastanza di qui per amarla e non sputarci a terra.

Milano è viva e bellissima ma la vive brutta gente assassina.

È come chi passa. Vorrebbe essere come chi resta.

* Le parole del titolo le ha cantate Lucio Dalla nel ’79. L’immagine è un’opera di Lucia Pescador.

Si-può-fare! Questa è la verità
Your Comment

Leave a Reply Now

Your email address will not be published. Required fields are marked *