Questa è la verità

Ai tempi della guerra civile Picasso, mentre dipingeva Guernica, era direttore del Prado. Nominato dal governo repubblicano si affrettò a spostare in Francia le opere. Difesa e attacco: il salvataggio dei capolavori, la loro sottrazione a morte certa e violenta, e la denuncia, palese e grandissima, olio su tela.

All’ufficiale nazista che gli chiese chi fosse l’autore rispose ‘Voi’, che poi è lo stesso giudizio espresso dalla Verità, dipinta nel quadro con una lampada in mano come a svelare le colpe e gli inganni violenti del nazifascismo. ‘Il ruolo dell’intellettuale è quello di tirare fuori la verità e spiegare perché è la verità’ scrisse Tony Judt. ‘E la verità spiacevole, nella maggior parte dei luoghi, è che ti stanno mentendo’.

Per Tomaso Montanari asservire la verità dell’arte ai valori del presente, alla politica e al mercato, ‘significa disinnescarlo, neutralizzarlo o peggio pervertirlo, tradirlo, falsificarlo’. Venderla al miglior offerente esso sia. Gatto o volpe, non importa.

Lasciare le decisioni agli utenti, fingendo una libertà inesistente, sono il lato oscuro della verità in cui internet permette a tutti la visibilità rendendo così impossibile ai singoli essere visti, dove non si vede più la differenza tra la scelta, costosa e fondata, e un gratuito ‘mi piace’. E se non si capisce questo, quindi, perché non risparmiare? E quindi scarichiamo musica, film, serie tv. Ore di canzoni e immagini che non avremo il tempo di vedere e ascoltare dispiacendone all’inizio e con graduale indifferenza poi in questa ipocrita idea di infinito che corrompe tutte le altre.

La gratuità delle cose non ce ne fa più percepire le differenze. Tutto è accessibile, tutto è uguale, tutto è scontato senza capirne il costo. Tutto avrà sempre lo stesso scarso valore del disinteresse finché non sapremo spogliare ogni cosa delle sue illusioni come quella del fondale di un teatro visto la mattina dopo lo spettacolo in cui fingiamo di non vedere Mangiafuoco. Finché continueremo a coprire Guernica con un drappo blu per non ‘produrre un effetto di confusione visiva’ anziché ammettere la propria vergogna di fronte alla Verità.

Questa è l’era del Grande Catalogo. Per quella dell’Acquario c’è ancora parecchia strada da fare.

Zucchero e catrame (Milano, che fatica)* 'Per chi l'ha visto e per chi non c'era e per chi, quel giorno lì, inseguiva una sua chimera'
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