Buon viaggio

A cercarla bene la missione della breve e, tutto sommato, inutile vita dell’insetto stecco (o phasmatodea, vista la sua abitudine a scomparire fino a, talvolta, simularsi morto) non è che una: mentire. Mentire a tutti, fingersi altro, far credere di essere foglia, ramo, bastoncino, cadavere come se tutto questo fosse meglio dell’essere quello che è in realtà, un insetto. Come se i pericoli non esistessero per tutti e cambiare natura equivalesse a un’amnistia.

Tutto questo fingere, questa sublime e ingannevole arte, non è cosa senza costo, però. Evolversi nell’arco di 50 milioni di anni, farsi lungo lungo e fine fine, modificare il proprio involucro come un allievo di Stanislavskij ha costretto l’insetto stecco ad adattare il suo interno, massimizzare gli spazi. sacrificare gli organi doppi, qualche funzione di troppo e, chissà, forse un po’ di vita. Come certe straordinarie manutenzioni cui si sottopongono gli umani per fingersi altro. Più giovani, tipo.

Ingannare, mentire. Per certi versi non c’è nulla di più naturale e spontaneo. Lo fanno le cellule, i virus, gli animali, ognuno di noi. Mentiamo agli altri e ancora più spesso mentiamo a noi stessi. Inconsciamente o forse no, pronti a scagliare la prima pietra perché ‘i bugiardi sono sempre gli altri’. Così come gli evasori.

Non c’è nulla di innaturale, quindi, nelle giustificazioni che ci diamo, nelle colpe che dispensiamo a nostra protezione. Non è innaturale ma è sbagliato.

Fare impresa vuol dire molte cose e implica mille difficoltà, soprattutto in quest’Italia fondata sulla burocrazia. Ma non è fingendosi diversi che sarà tutto più semplice. Modificarci per ingannare gli altri (e noi stessi) ci rende altro rispetto a quello che eravamo così come un qualsiasi insetto stecco.

La FIAT forse si crede più nobile abbandonando una repubblica (istituzionalmente benevola verso chi mente) e annettendosi al regno d’Olanda con la cassa (e le imposte) in un granducato ma rimarrà sempre un’azienda operaia e italiana.

Mentre qualche poco fantasioso startupper la emula fingendo di essere straniero per pagare meno tasse senza prima sapere le lingue e se ci saranno quegli utili da tassare.

Fare impresa vuol dire costruire, esporsi e metterci la faccia: essere sinceri con sé stessi e dedicarsi, soprattutto, a quel che si sa fare. Fare impresa vuol dire avere un robusto coraggio e una utopia lancinante. Farla in Italia anche un po’ della magnifica incoscienza che ci ha permesso di sopravvivere ai nostri difetti.

A far finta di essere qualcos’altro, prima o poi, qualcuno ci crederà davvero. E fingersi un ramo secco potrebbe far sì che qualcuno ci raccolga ci butti via.

studioLombard per Startup Generation / l'attività di revisione 'Ho un dono e ve lo dono' (cit.)
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0 Comments

  • waleki 24 giugno 2014 at 7:02

    Sono d’accordo con te sull’infantilismo della sinistra. Complimenti per l’articolo. Mi ha ricordato Klara Zetkin. Walaki

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