'Ho un dono e ve lo dono' (cit.)

Quando gli inglesi sbarcarono in quello che diventerà il Massachusetts si resero presto conto del bizzarro concetto di dono che aveva chi, all’epoca, vantava il diritto di dirsi americano.

Quando un gruppo di quelli che chiamiamo indiani, dopo aver regalato a un colono una pipa, scoprì che quest’ultimo non l’aveva regalata a sua volta ma, al contrario, l’aveva appesa sopra il proprio caminetto, se la fece ridare indietro.

Il colono aveva interrotto il circolo del dono, il flusso virtuoso del dare e avere. Come per quel che resta dei sogni al mattino, aveva posto in atto il tentativo intrepido, decadente e sconsiderato di trattenere a sé qualcosa che, per sua natura, non può.

Donatore indiano, da quelle parti, indica oggi qualcuno che non fa nulla per nulla ma, in realtà, è chi conosce la virtù cardinale del dono: non poter mai stare fermo. Ogni cosa ricevuta non può davvero essere trattenuta o se succede qualcos’altro dovrà essere liberato. Il donatore indiano, in sostanza, è l’opposto del capitalista.

Forse è per questo retaggio coloniale che Wall Street Journal e Financial, Times, le veline ufficiali del capitalismo, hanno intrapreso una dura lotta contro un nuovo donatore indiano da relegare in una riserva di vetero-marxisti, un nemico pubblico pronto a minare le basi della cultura di mercato, un presuntuoso francese che non crede alla deriva matematica degli economisti americani, ai loro modelli troppo complessi e poco reali come sondaggi politici prima delle elezioni: Thomas Piketty.

Piketty, nel suo saggio Le Capital au XXI siècle (edito negli USA dall’università di Harvard che, ironia, è nel Massachusetts) condanna le diseguaglianze insite nel capitalismo e accentuatesi negli ultimi trent’anni, le disparità nella distribuzione di redditi e patrimoni, l’arrogante oligarchia del top manager pagati ben oltre i propri meriti, la ricchezza di pochi, quella che molto spesso è frutto della lotteria biologica più che dei reali valori e che trasforma la democrazia in qualcos’altro.

Piketty contesta l’economia come scienza e la relega a quello che è veramente: politica. E come per il dono dei nativi americani anche Piketty condanna l’accumulo delle ricchezze come una cospirazione, l’interruzione miope dei flussi virtuosi, le diseguaglianze, l’ingiustizia sociale e l’inefficienza economica che ne consegue.

Un mondo che tende a vivere sulla rendita più che sul lavoro.

Buon viaggio 'do androids dream of electric sheep?'
Join Discussion

0 Comments

Your Comment

Leave a Reply Now

Your email address will not be published. Required fields are marked *