Donne e aziende: la strada è ancora lunga – La Mia Finanza Green

Donne e aziende: la strada è ancora lunga – La Mia Finanza Green.

Gli esempi positivi non mancano. Soltanto in ambito finanziario, si possono fare i nomi di Christine Lagarde, che oggi dirige il Fondo monetario internazionale, e di Janet Yellen, da poco più di un mese presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti.
Ma ancora si tratta di eccezioni. Lo conferma lo studio pubblicato dalla società di analisi sulla sostenibilità Vigeo, in occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne.
La questione della parità di genere, sottolinea l’analisi, non può essere lasciata ai governi o alle Ong: le multinazionali possono e devono agire per eliminare le diseguaglianze basate sul genere. Non si tratta solo di rispetto dei diritti umani, o di porre fine a secoli di ingiustizie: c’è anche un fattore economico, visto che le donne sono una percentuale crescente dei laureati, ma restano un capitale umano largamente sotto utilizzato in gran parte del mondo.
Anche tra le “migliori” imprese, le donne sono sotto rappresentate nel top management, e restano le principali vittime di discriminazione e di molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Le differenze di salario, poi, sono ancora ampie: in Europa si stima che le donne guadagnino in media il 16,4% in meno rispetto agli uomini.
Il presupposto per far crescere una maggiore eguaglianza di genere dentro le imprese è un luogo di lavoro libero dalle discriminazioni. Ed proprio su questo che si è concentrata l’analisi di Vigeo: cosa fanno le multinazionali per prevenire la discriminazione e promuovere la diversità al loro interno? Sono state studiate 1.665 imprese, tra Europa, Nord America e Asia-Pacifico.
Le “top performer”, a livello mondiale, sono risultate Bnp Paribas con un punteggio di 93/100, E.On con 91 e Red Electica con 88 punti; seguono, a pari merito con 87/100, L’Oréal, Gdf Suez e La Banque Postale. Intesa Sanpaolo, la prima delle italiane, segue con un punteggio di 82/100.
L’Europa è decisamente in testa. Non soltanto le sei aziende più favorevoli alle donne sono tutte europee, ma tra le prime 20 si contano soltanto un’americana (Consolidated Edison), e un’asiatica (Stockland).
Ma i vertici delle grandi imprese restano riservati agli uomini: tra quelle al vertice della classifica di Vigeo, nessuna ha un amministratore delegato o un presidente donna. E se tra le 100 maggiori società quotate alla borsa di Londra soltanto quattro hanno donne nel ruolo di Ceo, fra gli amministratori delegati delle 1000 imprese più grandi d’America solo il 4,6% sono di sesso femminile. 

A formare la società non concorrono le leggi dello Stato o gli scambi economici ma la generosità tra le persone "Non mi risulta che le cose siano facili"
Your Comment

Leave a Reply Now

Your email address will not be published. Required fields are marked *